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Una sinistra nuova in un granello di sabbia

Il movimento noglobal sembra stia maturando, ottenendo notevole successo nel porre importanti questioni all'attenzione dell'opinione pubblica. Non crede, però, che a volte esso appaia come un coacervo di anime troppo distanti tra di loro che non riescono concretamente a proporre un modello alternativo di sviluppo?

-Sergio Caprioli-
-Emiliano Brancaccio-Il movimento è un fiore nel deserto. Esso emerge dopo vent’anni di dominio incontrastato dell’onda neo-conservatrice e delle dottrine liberiste. E’ naturale che all’inizio si proceda a tentoni, e che emergano slogan come quello del ‘camminare domandando’. Pian piano, tuttavia, sta emergendo un sano spirito di confronto dialettico tra le varie anime del movimento, un confronto dal quale è necessario far scaturire dei denominatori comuni che vadano al di là dei no, dei no alla guerra, al razzismo e al neoliberismo. La definizione di una sintesi, di un progetto condiviso, esige che la dialettica interna venga stimolata e valorizzata, al fine di selezionare idee-guida più ardite e più rigorose. Nell’interesse del movimento è quindi necessario superare la fase delle paure, durante la quale si è talvolta imposta qualche forzatura unanimistica pur di evitare il confronto interno.
-Sergio Caprioli-Parliamo di “Tobin tax”. Essa dovrebbe evitare le eccessive fluttuazioni dei tassi di cambio e quindi una eccessiva instabilità dei mercati finanziari internazionali. Considerando che James Tobin ha espressamente precisato che gli introiti fiscali non rappresentano la giustificazione essenziale della tassa, come è possibile sensibilizzare l’opinione pubblica- per la maggior parte sprovvista di nozioni economiche- relativamente a tale argomento?
-Emiliano Brancaccio-L’aspetto più significativo della Tobin tax è che essa tassa i movimenti di capitale, e quindi li scoraggia. Oggi i capitali si spostano da un luogo all’altro del mondo a caccia dei paesi che offrano i rendimenti migliori, vale a dire i tassi d’interesse più elevati. Per questa ragione le autorità monetarie dei singoli paesi evitano di ridurre i tassi d’interesse, poiché temono le fughe dei capitali verso aree più redditizie. Tassando i movimenti, la Tobin tax li disincentiverebbe, aprendo così dei significativi spazi di intervento politico per l’abbattimento dei tassi d’interesse, spazi di intervento che oggi praticamente non esistono. La Tobin tax quale primo tassello di un progetto di politica economica colossale, volto all’azzeramento dei tassi d’interesse reali. E’ questo secondo me il modo più giusto e il più ambizioso di vedere la Tobin tax.
-Sergio Caprioli-Le conseguenze negative di una politica neoliberista sono, ormai , innegabili. Crede possibile la nascita di una Sinistra ” keynesiana” ?
-Emiliano Brancaccio-Il termine ‘keynesiano’ è stato slabbrato a tal punto da renderne difficile l’impiego. Tra l’altro oggi è ancor più difficile che in passato usare categorie ed etichette quali ‘keynesismo’, ‘marxismo’ e così via, dal momento che il ventennio neoliberista ha reciso la memoria storica di un’intera generazione. In giro sento dire che anche Bush è keynesiano, oppure che la caduta dell’Urss rende impossibile parlare ancora di Marx. Mi sembrano frasi senza senso, il più delle volte pronunciate da persone che di Keynes e Marx non hanno letto nemmeno una pagina. Ecco, io suggerirei di tornare a leggerli, questi classici, prima di giudicarli. A sinistra abbiamo assoluto bisogno di entrambi.
-Sergio Caprioli-Commercio equo e solidale: crede possa rappresentare davvero un’opportunità per i Paesi poveri?
-Emiliano Brancaccio-Lo considero il riflesso di una straordinaria rivoluzione culturale, e spero raggiunga la massima espansione possibile. Ma non lo considero una soluzione politicamente decisiva. I paesi poveri non usciranno dall’attuale stato di sfruttamento e di emarginazione solo grazie ad iniziative etiche provenienti dai paesi più ricchi, come l’acquisto di merci del Sud del mondo a prezzi più alti di quelli di mercato. Si tratta di attività lodevoli e degne del massimo sostegno, ripeto, ma è necessario fare molto di più. In particolare occorre trovare i terreni comuni sui quali sia possibile costruire alleanze tra i lavoratori e i soggetti deboli dei paesi avanzati e dei paesi più poveri. I tassi d’interesse a zero è uno di quelli. Basti pensare agli enormi effetti distributivi che un simile indirizzo di politica economica provocherebbe. I paesi indebitati, i bilanci pubblici e i salari trarrebbero enorme beneficio da esso, mentre risulterebbe enormemente compressa la rendita dei creditori internazionali, di quelli che lo scrittore Tom Wolfe efficacemente chiama “i padroni dell’universo” e che l’economista Jean Paul Fitoussi considera i veri “dittatori” del mondo globalizzato.
-Sergio Caprioli-In un articolo Lei ha scritto: “Il teorico è soltanto un arrotino in cerca di occupazione: può semplicemente sperare che l’attivista, di tanto in tanto, gli conceda il privilegio di affilare le lance dello scontro politico.” Quanto sono “affilate” le lance del movimento?
-Emiliano Brancaccio-Poco. Gli intellettuali scarseggiano. E’ necessario che escano dalle torri d’avorio dell’accademia, per mescolarsi con il popolo di Porto Alegre. Ripeto, c’è da seminare su un terreno inaridito dalle devastazioni culturali prodotte dagli anni ‘80 e ‘90. C’è da lavorare, insomma, e occorreranno tante menti desiderose di impegnarsi. Cosa intende quando parla di resistenza nei confronti di forme coordinate dell’agire politico? Intendo dire che il movimento diffida del potere, al punto da temerlo. Il movimento dovrà prima o poi affrontare il nodo del potere. Dovrà interrogarsi e maturare, perché il destino dei movimenti è sempre quello di rapportarsi con la sfera del potere.
-Sergio Caprioli-Abbiamo parlato di movimento noglobal e di coinvolgimento della “massa” alla vita politica, ma lo spettro della recessione, logica conseguenza di un sistema ultra liberista, non dovrebbe far paura anche alla multinazionali ?
-Emiliano Brancaccio-I managers delle grandi aziende hanno i loro metodi consolidati per gestire la crisi, metodi basati sulle ristrutturazioni, i licenziamenti, le dismissioni di fabbriche e impianti, le bancarotte fraudolente e al limite le fughe alle Isole Vergini con una valigia carica di dollari. La crisi fa paura a tutti, insomma, ma le soluzioni per affrontarla non sono uguali per tutti. E’ necessario quindi che il movimento sviluppi la sua analisi della crisi e le sue proposte di politica economica alternativa, al fine di sostenere un’uscita dall’attuale stato di “recessione bellica” in cui ci troviamo e di iniziare a costruire davvero l’altro mondo possibile finora soltanto evocato.

Emiliano Brancaccio è docente di Economia politica presso l’Università Federico II di Napoli ,è membro di Attac Italia ed è tra coloro che hanno stilato la proposta di legge sull’introduzione della Tobin Tax in Europa. Ha pubblicato con Feltinelli “Il granello di sabbia”

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