Ho mandato a quel paese Feltrinelli!

Può un piccolo editore concedersi il lusso dell’assoluta autonomia? Certo, a patto che “nessun sole lo illumini”, ovvero che non dipenda da nessun altro al di fuori di se stesso e delle proprie scelte. Se non ti affidi alla grande distribuzione, ma punti ad un mercato alternativo gestito in proprio, avendo il coraggio di proporre libri nelle stazioni, nei bar, nelle trattorie, negli agriturismo; se non ricorri alle sovvenzioni statali o private per sopravvivere, ma ti affidi solo alle tue forze

e al tuo intuito, creando libri vendibili che dosino armonicamente qualità e prezzo; se non cerchi l’apprezzamento critico di questa o quella lobby, ma punti sopra ogni cosa a dilettare il lettore, facendogli gustare il piacere del leggere; se, in fin dei conti, scegli di essere davvero indipendente, puoi permetterti di mandare a quel paese anche Feltrinelli.
Indipendenza non vuol dire essere “contro” a tutti i costi, solo per il gusto di sentirsi vittima innocente di un sistema nato per schiacciarti. Questa posizione la lasciamo ai guru dell’ “altra editoria”, tanto snob quanto sterili nelle loro provocazioni.
Indipendente è invece colui che risponde solo a se stesso delle proprie scelte, e non fa ricadere su altri le conseguenze dei propri errori. E se indipendenza significa agire nell’ombra, c’è chi si vanta di non essere illuminato da alcun sole.

In una lettera alla direzione generale delle Librerie Feltrinelli, un piccolo editore, Scipioni, motiva la sua scelta di chiudere definitivamente ogni rapporto con questo gigante arrogante della distribuzione libraria (quasi il 30% dei libri venduti in Italia).

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