Come e perchè tutto è inziato

Mi sono arrivate le bozze di un libro. Di Giuseppe Cerone. Intitolate "Lo Scrittore". Lo pubblica una piccola casa editrice: Garamond. Giuseppe Cerone è un professore di inglese, di ottima cultura, che vive al Sud, ad Agropoli. Diversi anni fa scrissi un articolo proprio su L'Espresso (Mi manda Cerone, 28 Aprile 1991) dedicato alle sue vicende editoriali.

Due anni dopo è tornato sull’argomento, in prima pagina de La Stampa, Giorgio Calcagno. Perchè? Perchè Cerone scrive da anni romanzi e racconti e nessuno glieli pubblica. Direte voi: capita a molti. Ma Cerone può vantare una carta in più: le lettere del meglio tra i critici italiani che lo incoraggiano: “Caro cerone, ho letto il suo libro lo trovo moltointeressante. Continui a scrivere, continui…” I nomi?
Geno Pampaloni, Claudio Magris, Giorgio Barberi Squarotti, Tullio De Mauro…e tanti altri. Cerone colleziona queste lettere e si illude che prima o poi
verrà pubblicato. E invece no. Paradosso: nonostante la benedizione dei grandi nomi i suoi libri non riescono ad arrivare agli editori importanti.
A quel punto a cerone viene un’idea: scrivere un libro sulla sua vicenda editoriale, intitolato “Lo Scrittore”. Fatto di scambi epistolari con editori
e critici, di telefonate, visite ed altro. E’ un libro illuminante.
perchè racconta, dal di dentro, cosa può accadere a un medio scrittore senza particolari
doti letterarie. ma senza le cialtronerie degli scrittori improvvisati.
Cerone non è peggio di molti autori che si pubblicano in Italia. Lo devono aver capito anche i suoi autorevoli interlocutori: “Un’essenzialità programmatica
che dà origine spesso a risultati di straordinaria intensità e verità.
Non conta di pubblicare la raccolta? Teniamoci in contatto” (Giorgio Barberi Squarotti) E ora esce questo testo. Che parla di libri rifiutati. Per 113 volte. Gli venne in mente di chiedere l’iscrizione al Guinness dei
Primati come l’autore più rifiutato. Ma un certo Bill Gordon, americano, è arrivato a quota 176. Forza Cerone, ne mancano solo 63…”

Roberto Cotroneo

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