La psicologia (1)

Dopo la descrizione fisica, è assolutamente importante definire la psicologia del personaggio. A cominciare (ma è logicamente opinabile. Anzi, a tale proposito, se qualcuno pensa che si debba approfondire un aspetto prima di un altro, è già una prova di visione critica e indice di personale ricerca.) dalla sua intelligenza: è scarsa, media, pronta, viva, grande, pratica, speculativa? O si tratta di persona furba, scaltra, astuta? E da cosa lo dimostra?

Il suo carattere è chiuso, aperto, triste, allegro, agnostico, cinico, epicureo, creativo, apatico indifferente, pragmatico? E’ una persona logica, un pensatore, un teorico? O è semplicemente molto religioso? Allora è un anglicano, un calvinista, un cattolico, ortodosso, buddista, taoista, mormone, puritano, quacchero, testimone di Geova.

Il suo umore è allegro, triste, bilioso, bizzarro? Possiede senso dell’umorismo? L’umorismo è importante in un’opera d’arte. Fa capire che non si prende l’azione eccessivamente sul serio e si evita di cadere nel grottesco, con situazioni esageratatmente forzate. L’umorismo è il sale di un’opera e il lettore sarà sempre grato al narratore se ogni tanto allevierà il racconto con spunti umoristici.

Quali sono i tratti che ne lasciano cogliere la vitalità? Cosa fanno i personaggi per dimostrare di essere vivi e non studiati a tavolino? Quali azioni compiono? Quante volte vanno in bagno, come fanno l’amore, si agitano e gesticolano mentre parlano, riescono a cogliere il senso di un discorso senza che gli altri personaggi abbiano finito di parlare? Possono essere particolari rivelatori, anche se non bisogna trattare il lettore come se fosse un deficiente, a cui spiegare tutti i passaggi della storia. Molto, in un’opera, è data dall’undestatement, dal non detto, che i personaggi intuiscono e il lettore intuisce di conseguenza.

Anche una vacanze può essere rivelatrice: uno scrittore, se ricco, va a Cortina, un impiegato va a Fiuggi, un giovane va a Ibiza, un regista va in America, un ricco di famiglia va in Africa o nelle isole Seychelles, un operaio va a Rimini, un emigrato al nord torna in Calabria.

Quali sono le sue fobie, le sue paure? Gli scrittori ebrei sono maestri nel descrivere ogni sorta di incubo e di alienazione. E’ la paura atavica, mai cancellata, dell’Olocausto, della diaspora, delle persecuzioni. La paura fa brutti scherzi: si può immaginare di essere persino divorati dai propri simili. Tutti hanno paura. Una donna teme di essere violentata, un uomo di diventare impotente, o di perdere il proprio lavoro, i ragazzi hanno paura di non piacere alle persone del sesso opposto.

Ma la paura comune a tutti è quella di non essere bene accetti in un ambiente nuovo, e nessuno ne è esente, per cui uomini o donne veramente sicuri di sé non esistono, se non in rapporto al loro ambiente. Ma, non appena qualcosa di inaspettato irrompe sulla scena, ecco la situazione sgradevole a sconvolgere l’assetto tranquillo e le certezze coltivate fino ad allora. La paura è una botola che si può aprire all’improvviso sotto ai nostri piedi e trasferirci in un àmbito sconosciuto e ostile. E’ un ottimo condimento di ogni romanzo, come l’amore.

A proposito dell’amore, delle donne e della loro psicologia, la letteratura ci ha dato personaggi memorabili, addirittura, sostiene qualcuno, eterni.

- Albertine (’Alla ricerca del tempo perduto’ di Marcel Proust), ‘fanciulla in fiore’, simbolo dell’amore inteso come gelosia.

- Alice (’Alice ne paese delle meraviglie’ di Lewis Carrol), carattere forte e razionale, idealizzazione dell’amore represso del narratore per le lolite.

- Anna Karenina (’Anna Karenina’ di Lev Tolstoj), sfida per amore la società.

- Connie Chatterley (’L'amante di Lady Chatterley’ di David H.Lawrence), delusa si dà alla vita animale, col suo guardacaccia, esaltazione dei sensi.

- Emma Bovary (’Madame Bovary’ di Gustave Flaubert), la più celebre adultera della letteratura. Anche sciocca. incapace di distinguere fra realtà e fantasia.

- Emma (’Emma’ di Jane Austin), intrigante, impicciona, per raggiungere lo scopo di dirigere le vite altrui.

- Mila di Codra - nome trasudante retorica e immaginismo- (’La figlia di Iorio’ di Gabriele D’Annunzio), maga e prostituta, muore generosamente per riscattare le sue colpe. Sex-symbol ante litteram.

- Molly Bloom (’Ulisse’ di James Joyce), moderna Penelope, materna e generosa. Pensa ininterrottamente e si esprime con un semplice ’sì’.

- Orlando (’Orlando’ di Virginia Woolf) simbolo dell’ambiguità sessuale.

- Rossella O’Hara (’Via col vento’ di Margareth Mitchell), capricciosa e indomabile. Vuole tutto.

E poi ci sono i soldi. Qual è il suo stipendio? Guadagna bene, male, tanto, poco, fior di quattrini?

“I soldi sono tanto più vili e spregevoli, in quanto creano persino dei geni. E così durerà fino alla fine del mondo”. (Fedor Dostoevskij: ‘L’idiota’ Garzanti, Milano, ‘82 - pag. 154).

Vorrei ricordare ancora, anche se molti non si riterranno d’accordo, che la letteratura è una finzione. Anche nella finzione, però, è bene essere precisi. Consiglio di tenere sempre davanti, appesi alla parete, magari, dei fogli riguardanti le caratteristiche dei personaggi, per non cadere in contraddizione. Inoltre, sarebbe opportuno avere a portata di mano anche fotogafie, cartine geografiche, e persino cataloghi da cui ricavare informazioni realistiche.

Ecco di seguito alcuni esempi di come io stesso abbia raccolto informazioni a proposito di personaggi di un romanzo, anche se, naturalmente, non bisogna inserire tutti insieme i dati, ma prendere di volta in volta quelli più funzionali alla narrazione.

Vera Del Regno: 25 anni, laureata in lingue e letterature straniere, specializzazione in inglese, prime supplenze, gambe dritte, belle ginocchie con le fossette, modo di camminare veloce, piedi affusolati e piccoli che lui ama baciare, espressione divertita e aperta, occhi grandi, neri, languidi, a volte compassionevoli, sinceri, espresivi, limpidi, a volte inquieti, ma mai torvi o paurosi o incerti. Capelli neri, ondulati, con fermacapelli o fermaglio, quando a crocchia ancora più belli, collo lungo, naso retto, severo, bocca grande, labbra piccole, denti bianchi leggermente irregolari ma intonati al volto, faccia ovale, leale, intelligente, un po’ pallida, fiera, sguardo tenero, ma penetrante a volte, come chi capisce al primo sguardo, sopracciglia folte, non curate ad arte, pelle liscia, chiara, carattere aperto, impulsivo ma anche pragmatico, non molto religiosa, dotata di senso dell’umorismo, vitalità che si coglie dai movimenti precisi, ordinati, metodici, vacanze al mare, che a a lui non piace, paura di essere violentata, scippata, credeva al grande amore ma l’amore è quello che è, con tanti difetti, pensa al matrimonio, abitudinaria, altruista, generosa, ricordi dell’infanzia, degli studi, il papà è scomparso da poco, prova tristezza al pensiero che non la vedrà sistemata, come dice sua madre, fuma, ma senza accanimento, come fa lui, ride delle manie di lui, che pretende prestazioni come indossare le giarrettiere, veste con poca ricercatezza, ma con gusto, ha l’hobby dell’inglese, naturalmente, ascolta dischi e registrazioni, raccoglie riviste in inglese, Life, la musica country la rilassa, non ama più di tanto le discoteche, ci va perché lo fanno tutti, è il divertimento più diffuso, balla senza entusiasmo, indossa pigiama e non vestaglie, veste di preferenza con golf, impermeabile, jeans, done ci sono le tasche, la borsetta, qualche minigonna che non va molto al di sopra del ginocchio, collant, gonne pieghettate, comode, ampie, colori pastello, leggere, i seni piccoli, spesso senza reggiseno, libri letti, attori preferiti, film più belli, cosa lo aveva colpito in lui, l’astrattezza di alcuni momenti, seguita da improvvisa eccitazione per il suo lavoro, per il futuro, lui crede nel futuro, più di lei, che dopo la morte del padre ha perso entusiasmo, sciarpa, foulard, occhiali da sole, aspetto efficiente, essendo alta indossa con piacere dei mocassini, in casa anche scarpe da ginnastica, a volte il rossetto ma di un colore tenue, non marcato.

Vanni (Giovanni) Santoro: fidanzato di Vera, vent’otto anni, piedi grandi, mani lunghe, dita svelte, digita in continuazione, studi informatici, Economia e Commercio, lavori saltuari, ditta di computer, programmi per geometri e architetti, alto, leggermente curvo, magro, occhi marroni, sopracciglia folte, elegante quando non trasandato, dice che un uomo si riconosce dalla cravatta, ben dotato sessualmente, instancabile, fumatore di Malboro, beve, si definisce un intenditore di vini, gambe storte ma muscolose a dispetto della vita sedentaria, sedere non pronunciato, la bellezza di un uomo sta nel sedere ha detto qualcuno, movimenti nervosi, sempre a pensare ad altro, distratto, occhi cerchiati, piccoli, sospettosi, indagatori, feroci, irascibile, strizza spesso gli occhi, come a voler scacciare la stanchezza ma spesso questi si illuminano, è indice di intelligenza, capelli crespi, corti, spesso pieni di gel, effetto bagnato, con un po’ di grigio sulla fronte e sulle tempie, ma l’aspetto è giovanile, da ragazzo non ancora cresciuto, naso leggermente adunco, voce forte, denti storti, ma bianchi, nonostante il troppo fumare, bocca poco propensa al sorriso, ma che si apre a volte ed esplode in risate coinvolgenti, labbra pallide, imbronciate, pelle piena di nei, buddista, creativo, epicureo, paura di non essere apprezzato, ha bisogno di essere incoraggiato, se cade in depressione non si tira su facilmente, violenza latente, erotomane, anche se a luogo e a tempo debito, quando sta vicino al computer è inutile distrarlo, invidioso, vendicativo, non sopporta la disciplina, il servizio militare è stato il periodo più bruttto della sua vita, bruciò l’uniforme appena congedato, musica reggae, negato per il ballo, anche se si atteggia e dice che vuole imparare il valzer che a lei piace, parla di multitsking, etc.

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