E c'è chi parte da lontano…

Abbiamo già parlato delle nuvole. La meteorologia ha un ruolo importante perché riesce finanche a trasformare l'umore delle persone. Come l'alimentazione, è uno dei principali interessi dell'uomo, ad ogni latitudine. Il clima può essere arido, marittimo, continentale, mite, nevoso, piovoso, rigido, secco, temperato, nuvoloso. Il tempo: afoso, bello, brutto, burrascoso, asciutto, clemente, incerto, variabile, ventoso, umido, splendido, stabile, tempestoso, tiepido, uggioso; ma si può rischiarare, rinfrescare, guastare, addolcire, scurire.

“La prima sensazione che ricordo è di essere sotto qualcosa. Era un tavolo, vedevo la gamba di un tavolo, vedevo le gambe della gente, e un pezzetto di tovaglia che pendeva. Era buio, lì sotto, mi piaceva stare lì sotto. Dovevamo essere in Germania. Dovevo avere uno o due anni. Era il 1922… poi un albero di Natale. Candeline. Ornamenti: uccellini con ramoscelli pieni di bacche nel becco. Una stella. Due grandi che litigavano, urlando. Gente che mangiava, sempre gente che mangiava… Due persone: una più grande, coi capelli ricci, il naso grosso, la bocca larga, le sopracciglia spesse; la persona più grande sembrava sempre arrabbiata, gridava sempre; la più piccola stava zitta, aveva la faccia tonda, pallida, e gli occhi grandi”. (Charles Bukowski: ‘Panino al prosciutto’, Sugarco Edizioni, Milano, ‘82 - pag. 7).

Importantissima è l’attenzione dedicata all’alimentazione: serve a creare l’atmosfera giusta a far partecipe il lettore, per il tramite del protagonista, a quella gran parte della nostra vita che si svolge intorno al cibo. Stuzzica il voyerismo e la curiosità di sapere cosa fanno gli altri. I luoghi deputati al cibo e alle bevande sono: autogrill, bar, birreria, caffè, fast-food, gelateria, mensa, paninoteca, piano-bar, pizzeria, rosticceria, ristorante, snack-bar, tavola calda, trattoria.

Il cibo può essere: buono, cattivo, un intruglio, robaccia. E consiste di: affettati, crostini, bruschetta, cocktail d’aragosta, di scampi, caviale, ostriche, salmone affumicato, antipasti di verdura (avocado, insalata capricciosa, insalata russa, peperoni abbrustoliti, pinzimonio, pomodori ripieni, uova in gelatina), fonduta, involtini, paté sottaceti, tartine, torte salate, vitello tonnato, vol-au-vent, minestre asciutte (pastasciutta, pasta al forno, risotto), in brodo (consommé), pancotto, minestrone, passato, ribollita, zuppa giardiniera, agnolotti, capelli d’angelo o capellini, cappelletti, gnocchi polenta, paella, supplì, bucatini, cannelloni, fettuccine, fusilli, lasagne, maccheroni, orecchiette, pappardelle, ravioli, spaghetti, tagliatelle, tagliolini, vermicelli, ziti, tortellini.

Le carni: bianche, rosse, capretto, d’anatra, coniglio, di gallina, di tacchino, agnello, suina, vaccina, coriacea, filacciosa, grassa, frolla, legnosa, magra, tenera, bistecca, trippa, braciola, carré, coscia, cosciotto, costata, costoletta, filetto, hamburger, ossobuco, scaloppa.

La selvaggina: camoscio, capriolo, cervo, cinghiale, fagiano, lepre, pernice, quaglia, piccione, tordo.

Il pesce: d’acqua dolce, di mare, azzurro, crostacei, molluschi, alici, anguilla, aragosta, baccalà, branzino, spigola, carpa, cefalo, cernia, dentice, gambero, granchio, luccio, merluzzo, nasello, orata, palombo, sarda, seppia, sgombro, sogliola, tinca, tonno, triglia, trota, vongole.

La salumeria: bresaola, coppa, cotechino, mortadella, pancetta, prosciutto, salame, salsiccia, zampone, soppressata, ventresca.

I formaggi: duro, filante, fresco, molle, salato, tenero, asiago, belpaese, burrino, cacio-cavallo, caciotta, camembert, cheddar, crescenza, emmental, gorgonzola, grana, groviera, lodigiano, mascarpone, mozzarella, padano, parmigiano, pecorino, provola, provolone, reggiano, ricotta, scamorza, sottiletta, taleggio, toma, stracchino.

Dolci e gelati: babà, bombolone, brioche, budino, cannolo, cassata, charlotte, chiacchiere, ciambella, cornetto, crème caramel, crepe, croissant, crostata, krapfen, meringa o spumone, millefoglie, montebianco, mostacciolo, mousse, pan di spagna, pandoro, panettone, pastiera, pignolata, profiterole, ricciarelli, saint-honoré, semifreddo, sfogliatella, strudel, tirami su, torrone, torta, zuppa inglese, zuccotto.

Condimenti: curry, ketchup, mostarda, maionese, zenzero, senape, origano, menta, malva, basilico, borragine, rafano, salvia, ruta, finocchio, prezzemolo, rosmarino.

Il pane quotidiano: alle olive, all’olio, al sesamo, azzimo, bianco, casalingo, casereccio, comune, condito, di crusca, di segale, integrale, nero, pugliese, scondito o toscano, biscottato, abbrustolito, tostato, soffice, stantio, di giornata, croccante, focaccia, grissino, pizza, schiacciata, brioche, tramezzino, toast, filone, sfilatino, pagnotta, panino, rosetta, michetta, ciambella, filoncino.

“I prezzi delle bambine e dei ragazzi, da qualche giorno, erano caduti, e continuavano a ribassare. Mentre i prezzi dello zucchero, dell’olio, della farina, della carne, del pane, erano saliti, e continuavano ad aumentare, il prezzo della carne umana calava di giorno in giorno. Una ragazza fra i venti e i venticinque anni, che una settimana prima valeva fino a dieci dollari, ormai valeva appena quattro dollari”. (Curzio Malaparte: ‘La pelle’, Garzanti, Milano, ‘67 - pag. 16).

Strettamente collegato al cibo è il vino, uno degli aspetti salienti della civiltà umana.

Con i vini bisogna fare attenzione: a quanto sembra, sono un elemento caratterizzante di una persona che voglia fare colpo su di un’altra. Avrà più possibilità chi riuscirà a non confondersi fra un vino d’annata, da pasto, da tavola, da dessert, d.o.c., novello, amabile, asciutto, corposo, dolce, frizzante, fruttato, liquoroso, pastoso, robusto, rotondo, secco, spumeggiante, bianco, rosso, chiaretto, giallo paglierino, rosso rubino, moscato, passito, spumante, aromatico, barbaresco, barbera, aglianico, brachetto, bordeaux, dolcetto, champagne, chianti, grignolino, lambrusco, malvasia, madeira, nebbiolo, sangiovese, trebbiano, zibibbo, porto, prosecco, sherry, beaujolais.

Nunc est bibendum! Bere, brindare, centellinare, pasteggiare, in caraffa o bicchiere o coppa o calice.

A volte, è opportuno operare una trasfigurazione dell’oggetto o del luogo reale.

“Il tetto del Padiglione d’oro, in legno dolce, è leggermente inclinato: l’intera struttura risulta perciò lieve ed elegante. Si tratta di un capolavoro dell’architettura da giardino, nel quale lo stile residenziale è bene armonizzato con quello buddista”…

“… il Padiglione d’oro mi sembrava un elegante vascello sul mare del tempo… pareva aprirsi un varco nell’immensità della notte, avviato a una traversata di cui era imprevedibile il termine. Di giorno quello strano vascello gettava le ancore rassegnato sottomettendosi agli sguardi della folla, ma al calar della note,l’oscurità gli donava nuova forza, e leggero s’allontanava tendendo al vento il tetto come un’ampia vela”. (Yukio Mishima: ‘Il Padiglione d’oro’, Feltrinelli, Milano, ‘86 - pagg. 22 - 23).

Senza dimenticare gli odori.

“Entrai da una apertura nella staccionata, parcheggiai a notevole distanza dagli uffici illuminati e mi inoltrai nel crepuscolo, che era davvero tanto freddo da farmi considerare con gratitudine il mio montone. Odori di pino, abete, abete rosso, freschi e resinosi cadaveri dal nord, impilati in falangi orizzontali di assi due-per-quattro, quattro-per-quattro, quattro-per-sei, alcune più nodose, come succede ai libri e alle vite, ma quasi nessuna priva di nodi, senza quei residui resinoso oscuri che, per quanto li copriamo di flatting e di vernice, rispuntano sempre. Distinsi una lieve e sacra zaffata di cedro, di assi e travi legate con nastri d’acciaio, e sentii il lontano rumore di uomini che battevano sul legno e parlavano fra loro in spazi riecheggianti, alla fine di una faticosa giornata… Segatura, un virgineo aroma, permeava l’aria nera cristallizzata, e una moltitudine di ombre dritte scagliate dalla struttura di assi suggeriva il crollo silenzioso di una diagonale di alberi… Mi sentii circondato da una benedizione, da una fragrante benevolenza, eppure, quando l’ombra di un uomo mi si accostò e mi chiese se cercavo qualcuno tornai alla mia macchina con fretta criminale”. (John Updike: ‘La versione di Roger’, Rizzoli, Milano, ‘88 - pag 148).

Gli odori sono parte in causa anche nel sesso. Gli odori attraggono più delle parole. I feromoni, quelle sottili e impercettibili emanazioni corporee, di natura puramente chimico-cerebrale, abbattono barriere culturali e sociali. L’attrazione dei sensi e l’odio, suo fratello, sono i primi e implacabili lottatori di ogni psicologia, di ogni carattere. La razionalità è solo un mito.

Il sesso, dunque. Dice Morris West: “Non ho mai sentito la necessità di scrivere ciò che uno fa a letto. Capisce? Io lo faccio con gioia (meglio, lo facevo con gioia, quand’ero più giovane) ma il fatto che non ne parli non deriva dal mio essere irlandese. E’ soltanto una questione di buon gusto… di origine inglese… a me hanno insegnato che in un club non si parla né di donne, né di politica, né di religione”. (Intervista a ‘Millelibri’, marzo ‘89). Ma questo, secondo noi, è un limite inaccettabile alla scrittura, che è libertà e riflette la vita intera e non solo alcuni aspetti, altrimenti sarebbe mutilata. Caso mai, sarà affidata alla coscienza di ognuno la quantità di spazio dedicato sulla pagina al sesso, ma non eluderlo completamente.

“Forse non vorrai, ecco, far l’amore qui” dice Dale, che si dà da fare nella cucinetta, niente più di un’alcova con un fornellino elettrico sopra un piccolo frigorifero. Sembra quasi sperarlo. Lei si sbottona il cappotto e lo drappeggia su una delle sedie cenciose, che quasi si ribalta sotto quel peso. Posa il cappello di pelliccia - rosso come i suoi capelli, come gli stivali - sul cappotto, e poi la sciarpa. L’osservazione ha provocato in lei un’ondata di risentito desiderio… Esther si siede sul letto per togliersi gli stivali con il tacco alto… ben sapendo che dale troverà sexy l’improvviso abbassarsi della sua statura, e la vista dei piedi senza scarpe sulle assi del pavimento.

Poi gli circonda la vita con le braccia, ed esplora con le dita il triangolino di pelle che la camicia lascia scoperto sopra la cintura. Lui risponde giocherellando con la vita di Esther, e le dita scivolano sotto i capelli puntati fino alle ciocche libere e fini sulla nuca. Lontano da casa sua e dal solaio rigurgitante delle sue ampie e decise pennellate, Esther rinuncia all’autorità; qui in questa camera sconosciuta gli amanti sono timidi, come sarebbero se si trovassero improvvisamente catapultati nel mondo, una coppia malcombinata assurda per tutti tranne che per loro. Dale l’abbraccia in uno spasimo di rimorso e voglia di proteggerla, e scatta la loro reazione chimica… si è eccitato così in fretta che lei è ancora lievemente asciutta, e dapprima fa male, ma poi dietro le sue palpebre chiuse il dolore cede a quell’enfiato senso di completezza, di essere talmente colma che la stessa paura della morte è spinta giù oltre il margine, un’eclisse di rotondità, di buchi e soli, che non ricorda di aver mai provato con Roger…” (John Updike: ‘La versione di Roger’, Rizzoli, Milano, ‘88 - pag. 196).

Il cielo: coperto, velato, plumbeo, sereno, terso, limpido.

I venti: alisei, aquilone, grecale, libeccio, scirocco, zefiro, bonaccia, ponentino, maestrale, tramontana, mulinello, raffica, turbine, impetuoso, sfavorevole, secco, violento, anticiclonico, terrestre, marino, folata, refolo; ma che può cessare, spirare, rabbonirsi, muggire, impazzare, sfuriare, fischiare.

Le nubi le ha descritte con maestria Hesse (vedi sopra). Aggiungiamo: alte, cumuliformi, basse, cirri, nembi, nuvolaglia, nuvolone, sparse, minacciose, sfilacciate.

La pioggia: nubifragio, uragano, turbine, pioviggine, rovescio, spruzzata, tempesta, temporale, a catinelle, a rovesci, a dirotto, fine, lenta, ostinata, scroscio, acquerugiola.

Altri fenomeni atmosferici: neve, nevischio, grandine, arcobaleno, tempesta di polvere, aurora, crepuscolo, fulmine, folgore, lampo, tronito, tuono, boato, fragore, rombo, ondata di caldo, di freddo, nebbia densa, fitta, leggera foschia, banco di nebbia.

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