
Il libro di Giorgio Roncagli si legge d’un fiato. Come dice lui, è un libro che
potrebbe essere divorato in spiaggia, sotto ad un ombrellone. Mascherandosi
amenamente dietro al genere autobiografico, l’autore ci parla di una
professione importante. Quella del medico. E parlando della sua professione
finisce per parlarci della vita tout court. Quella nostra, degli uomini comuni,
delle persone che si ammalano, che guariscono e che alla fine, inevitabilmente,
se ne vanno, seguendo un ciclo genetico incancellabile. Nel dipanarsi degli
aneddoti, dei piccoli e grandi momenti della sua carriera di anestesista,
Roncagli tiene sempre i piedi incollati alla madre terra. Si entusiasma, poi fa
dell’ironia su se stesso, mitizza e subito dopo smitizza, sogna e ricade al suolo
come un fagotto deluso. E così facendo, racconta la caducità della vita con
incredibile naturalezza. Sempre, però, con un amore infinito per il suo lavoro
quotidiano, che non è quello di uno scienziato irraggiungibile, o di uno
stregone, o di un guru, ma quello di un signore educato che teme di non essere all’altezza, dedicato in maniera
civile alla “buona salute” dei pazienti. Nessun eroismo, nessuna vana gloria, ma realismo sincero, senso
dell’umorismo e serietà professionale.
Dalla prefazione di Enrico Vanzina
L’autore
Giorgio Roncagli è nato a Roma dove vive tuttora. È sposato e ha tre figli. A Roma ha compiuto i suoi studi,
laureandosi in Medicina e Chirurgia all’Università “La Sapienza” e successivamente acquisendo il titolo di
specialista in Urologia. Ha conseguito la libera docenza in Anestesiologia ed ha insegnato nella Scuola di
specializzazione dell’Università di Roma.

Marina Bisogno








