
A dicembre, nell’antico palazzo marchesale di Castenovo, a qualche chilometro da qui, si tiene una fiera del libro. Uno storico locale, il professor Della Pepa, mi invita a esporre alcune copie del mio. Gli dico che il mio libro di tutto tratta fuorché di storia, ma lui scuote la testa e mi comunica che non ha importanza, mentre è importante richiamare molta gente e fornire una vasta scelta. Io ho inviato quasi tutte le copie ricevute in regalo dall’editore alle redazioni culturali dei giornali, ma me ne resta una diecina, così decido di consegnarla alla segreteria della fiera. L’impiegata li registra sul brogliaccio e mi dice che loro tratterranno il 30% sul prezzo di copertina, mentre il restante lo daranno a me. Mi pare un buon accordo. Ci ricaverò un pieno di benzina, nel caso li vendessi.
La prima serata dell’esposizione mi presento in compagnia di mia moglie. A lei piace molto questo paesino del Cilento. “Qui si vive ancora a misura d’uomo” dice. Adele, in genere, indossa i jeans, ma stasera porta un elegante tailleur grigio-panna e, quando dice a misura d’uomo, forse intende che può fare senza sforzo la sua bella figura. Ma è una piccola, perdonabile vanità. Dopo aver salutato lo storico, diamo un’occhiata ai libri concorrenti, che sono moltissimi. A quanto pare, anche questa terra abbonda di autori sconosciuti. D’altra parte, proprio qui nei pressi, secondo la tradizione, Giambattista Vico, mentre faceva da precettore ai figli di un nobile, cominciò a meditare sui ‘Principi di una scienza nuova’; e, sempre qui vicino, pare che Hemingway abbia concepito la struttura del lungo racconto ‘Il vecchio e il mare’ (The old man and the sea), pubblicato nel ‘52.
Ma, se ad ispirare Vico era la filosofia, e se Hemingway, in preda al suo vagabondaggio esistenziale, meditava sul ‘nada’, il nulla, ben diversi sono le fonti d’ispirazone dei testi esposti alla fiera. Si tratta soprattutto di rievocazioni storiche, di riscoperte di leggende e miti, di temi religiosi, e volumi che esaltano le bellezze naturali, con annessa nostalgia per la propria terra.
Ci sono libri come ‘Storia del Cilento antico’, ‘Il brigantaggio nella provincia di Salerno’, ‘Il vento della storia sul parco marino’, ‘Sulla rotta dei Saraceni’, ‘Il paese delle Sirene’, ‘Chesta è la terra mia!’, etc. E persino un testo sulla ‘Sessualità contadina’. La parte del leone la fa tuttavia la poesia. I titoli danno già un’idea del contenuto: ‘All’ombra dei castagni’, ‘Leggerezza dell’anima’, ‘Le rose di maggio’, ‘L’estensione del sogno’, etc. E non manca un ‘Grazie, padre Antelmo’, di argomento pietistico-religioso. Le copie del mio libro sono sistemate fra questi due filoni.
Ma ci sono anche tanti volumi che niente hanno a che fare con gli scrittori locali. Il professor Della Pepa dice che il proprietario dell’unica edicola-cartoleria-libreria del paese ha protestato per quello che ritiene un commercio non autorizzato e così gli è stato concesso di esporre i suoi avanzi di magazzino. E proprio verso questi mi trascina Adele, che in pochi secondi ha deciso qual è il settore più interessante.
“Forse dovrei rimanere accanto ai miei libri”, dico io. “Qualcuno potrebbe voler conoscere l’autore”.
“Ma se ci sono solo quattro gatti! Non ti allarmare, perché tanto non vendi neanche una copia”.
“Grazie per la fiducia”.
“Guarda” dice lei indicando un libro, senza dare eccessivo peso alla mia ironia. Guardo: è ‘Italiano’, di Gian Luigi Beccaria.
“E allora?”.
“Perché, non ti serve?”.
“Perché dovrebbe servirmi? Non me la cavo bene in italiano?”. E comincio a innervosirmi.
“Ma un buon manuale potrebbe sempre tornarti utile. Non hai mai dei dubbi, quando scrivi?”.
“Sì, ce l’ho, i dubbi, continuamente, ma mi basta un buon dizionario. Molti non hanno neppure quello, come la tua amica Marianna, che dice che i nostri mobili sono fatti di ’sdruciolato’, che il gatto ha il ‘ciamurro’ e che Valeria Marini è una ’svampata’ “.
Sento che questa visita alla fiera si sta trasformando in un’altra occasione per litigare. Il bello è che Adele non si accorge neanche del mio cambiamento di umore. Sta già pensando ad altro. Dice infatti: “Questo lo stavo cercando”. Io sbircio il titolo: Gianna KTY: ‘Paure’
“Secondo me la sua unica paura era quella di non riuscire a pubblicare il libro” commento in tono di scherno.
E lei, imperterrita: “Se ha venduto tante copie, vuol dire che è buono”.
Ora sono di pessimo umore. “Ma quante volte ti ho detto che le vendite dipendono dalla distribuzione. La gente compra quello che vede. E’ chiaro che il mio libro non si vende: non viene distribuito”.
“Sarà così”.
“Il mio libro non ti piace, è così. Dillo una buona volta. Puoi dirlo”.
“Ho detto questo, forse?”.
“Però lo pensi… Cristo, mi fai morire. Sei l’unica che ancora riesce a farmi perdere la pazienza”.
“Perché te la prendi tanto?”. Cerca di rabbonirmi: “E poi, se ti arrabbi, vuol dire che mi vuoi ancora bene”. Sorride, compiaciuta e fintamente svenevole.
“Ma dove le leggi, queste cose? Sui libri? Allora compra anche questo, se ti piace la filosofia dei cioccolatini…” e le metto sotto il naso ‘Casalinghitudine’.
“Quello te lo leggi tu. Non ti farebbe male conoscere i problemi delle casalinghe”.
“Io leggerei questo, piuttosto: ‘Come ammazzare la… suocera’ “.
Lei però non demorde: “Guarda, c’è ‘Bon ton’ di Lina Sotis. Anche questo ti farebbe bene”.
“Non ho nessuna intenzione di frequentare salotti”.
“Dovresti, invece. E’ lì che si entra a far parte del giro”.
“Ma di che giro parli? I giri viziosi non m’interessano”.
“Non sto parlando di giri viziosi, non far finta di non capire. Si tratterebbe finalmente di conoscere le persone giuste, e non come il tuo amico Santagata. Potresti fare come ha fatto Tommaso Selvaggi”.
Lo odio questo tizio, e lei lo sa. E’ un avvocato che ha pubblicato un piccolo manuale di uso legale e ha guadagnato un sacco di soldi. “Ma è solo un mercenario!” dico in tono sprezzante.
“E intanto la moglie ha la pelliccia di visone da sedici milioni”.
“Ah, eccoci al punto. E’ qui che volevi arrivare”.
“Non volevo arrivare da nessuna parte. Facevo solo per dire”.
“Tanto per mortificarmi, vuoi dire”.
“Non essere permaloso. Lo sai che scherzo”. Si mette a ridere. Alla fine mi chiede: “Anzi, guarda! Che ne diresti se ti regalassi questo?”. E mi mostra il libro che ha preso dal banco. Leggo il titolo: Cesare Musatti, ‘Curar nevrotici con la propria autoanalisi’.
Ma siamo a Natale. Inutile prendersela più di tanto. Con l’atmosfera della festa imminente, anche il tempo, che scorre veloce tutto l’anno, sembra concedersi una sosta e offrire un po’ di respiro ai pensieri e ai buoni propositi.
Ma c’è qualche altra cosa che si potrebbe fare, forse più difficile, nella sua semplicità. Uscire di casa, per esempio, con la propria figlia, o col proprio padre, una domenica, un pomeriggio, e camminare. Camminare per ore attraverso un bosco, lungo una spiaggia o per un sentiero di campagna… e nel frattempo parlare di sé, consegnare i propri ricordi e le proprie speranze, magari riuscire a capirsi; perchè domani è già un nuovo anno e per i figli ci saranno nuove amicizie, nuove strade, nuovi interessi, nuove responsabilità e poi le separazioni, lente oppure brusche, ma sempre inevitabili.

Marina Bisogno








