Uno come mille

Lisa Massei, che partecipa al nostro corso di scrittura creativa, ci propne il suo racconto. Leggilo, votalo e inviaci il tuo!

Lisa Massei, che partecipa al nostro corso di scrittura creativa, ci propne il suo racconto. Leggilo, votalo e inviaci il tuo!

Lo pubblicheremo e lo faremo giudicare dai nostri utenti e da un gruppo di esperti, tra i quali l’autore del nostro corso di scrittura creativa Giuseppe Cerone.

Lisa Massei, classe 79, livornese. Studentessa di Psicologia Università di Firenze. Cura il suo sito personale www.mielenero.altervista.org che interagisce ed ospita altri scrittori, pittori e artisti in genere. Collaboratrice del portale www.nuoviautori.org per cui ha curato l’antologia The First Time I Saw (marzo 2006). Ha pubblicato Insomnia (maggio 2004), il suo primo romanzo, per le Edizioni Il Foglio e Maybe (ottobre 2004), racconto suo e fumetto di Oscar Celestini, per Comixcomunity, a breve l’uscita del suo nuovo romanzo.

Uno come mille

Gli occhi chiusi nella stanza. La stanza dentro di me che continua a girare.

Aspetto fuori dalla porta convinto che tutto dipenderà da me, da quello che sarò in grado di fare, di dire, dal tono della mia voce, dalle vene che mi premono sul collo. Da quanto riuscirò a iniettarmi gli occhi di veleno, dal tremore sulle labbra, il sudore sulle tempie e i capelli sporchi.

Sono dodici anni che scrivo e che faccio una vita di merda. Sono stanco, penso. Sono stanco di non contare un cazzo per nessuno. Di non avere quel che merito, e se non lo merito non me ne fotte, lo voglio, adesso lo pretendo, come chi non merita come me, come chi merita meno di me e lo ottiene ugualmente.

Si può arrivare a questi punti solo quando si è completamente fatti di cervello.

Si può arrivare a morire di fame per scrivere. Per opporsi, per ottenere quello che vuoi, per lottare per ciò che hai. Si può morire di fame per coraggio, per scrivere, per correre dietro a sogni che sono sempre più lontani, per sorridere, per credere, per pura gioia.

Scrivere per pura gioia, per il piacere di farlo. Senza pensare al target, alla casa editrice potente, alle idee vendibili, alle frasi che tornano e che possono ‘arrivare’ nel modo giusto, corretto, scorrevole, privo di emozioni.

Faccio un passo indietro e continuo a dirmi che devo andare oltre quella porta, che questa è l’ultima carta da giocare. Non ho altre possibilità e non posso tornare indietro, certo che no, non posso se penso alle fatiche che ho fatto, alle decisioni fredde e nette, al dolore, alle inadeguatezze.

Ripercorro in un attimo il mito a cui mi sono ispirato, un Bukowski morto di fame che poi ha trovato il successo, ma che comunque ha vissuto una merdosissima vita di merda prendendosi un monte di calci in culo. Aveva la faccia devastata dall’acne, come me, gli occhi gonfi e le labbra sporgenti, era di una bruttezza quasi inquietante, un vecchio nonno, alcolizzato, sporco e molesto.

Ed io sarei il suo mito, il suo migliore amico. O forse sarei una cicca come tante, da schiacciare nel posacenere.

Probabilmente non sarei niente per lui, mentre lui è diventato tutto per me.

È diventato lo schifo che sono.

È diventato il coraggio che sono.

La merda che sono.

La mia mano ha più dignità del resto del mio corpo se penso che è il mezzo che mi apre al coraggio di entrare, è la mano che, sudata, stringe la maniglia della porta, il resto è solo conseguenza.

Quando entro nella stanza sento odore di tabacco e la cosa mi fa sentire bene, quasi mi calma. L’uomo seduto alla scrivania mi rivolge uno sguardo che non nasconde un certo ribrezzo. Provo piacere in questo. Provo piacere, ormai, nel fare schifo per il mio aspetto. Per le cicatrici, per la pancia larga, per i vestiti sporchi, per tutto quello che va al di fuori, stando oltre il limite della normalità.

Mi chiede di cosa ho bisogno e quando gli dico chi sono rimane perplesso. È che proprio non si ricorda, mi dice, ci sono così tanti scrittori, così tanti manoscritti che arrivano ogni giorno. E lui, certo, non può tenere a mente il nome di tutti.

Forse vorrebbe chiedermi chi mi ha fatto entrare, con che scusa sono salito fino ai piani alti. Ma credo abbia paura di essere troppo esplicito. Pensa, probabilmente, che è più comodo essere diplomatici in questi casi, si accende una sigaretta senza offrirmene una e non si preoccupa di chiedermi di accomodarmi. Mi tratta come una donna delle pulizie di passaggio, capitata per sbaglio, o un segretario distratto che passa dal suo ufficio per lasciare comunicazioni rapide. Ma mi piace pensare che siamo allo stesso livello. Che anche lui, a suo modo, è un perdente, un uomo di merda che ha un sacco di problemi da nascondere, un sacco di bugie da dire a se stesso, ogni mattina. Deve far fatica a radersi guardandosi allo specchio. Radersi bene comporta una certa dose di sincerità con se stessi. Io non lo faccio da tempo.

Mi siedo lentamente sorridendo in modo poco garbato mostrando i denti gialli e bacati.

In cosa posso esserle utile? mi dice, aggrottando le ciglia vagamente spazientito, prestando pochissima attenzione al fatto che sono un essere umano irascibile.

Mi appoggio sulle gambe la borsa di pelle lisa che mi porto dietro da anni, tiro fuori la busta, la apro lentamente mentre lui mi osserva in modo interrogativo, poi con gli occhi stretti gli sbatto il mio manoscritto fra le mani.

Se non me lo pubblichi mi ammazzo, gli dico.

Avevo in mente anche di tirar fuori il coltello e mettermelo sotto la gola, ma per la troppa emozione ho parlato prima di agire, sono stato troppo rapito, lo so. Avrei dovuto dimostrare più autocontrollo.

Anche lui reagisce in modo svelto ma molto più determinato.

Leggeremo-e-le-faremo-sapere. Pronuncia le parole in rapida successione, attaccandole insieme per risparmiare spazio.

Rimane impassibile. Stabile. Privo di emozioni.

Adesso, se non le dispiace, mi dice, facendo un gesto molto chiaro in direzione della porta.

Partecipa al corso di Scrittura Creativa Gratuito di Supereva e invia anche tu il tuo racconto! Gli utenti lo giudicheranno e per il più votato in palio il libro dell’autore del corso di Scrittura Creativa Giuseppe Cerone

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