
Mi chiamo Anna, sono nata a Pescara il 16/12/1963.
Voglio raccontarvi di me , voglio che voi mi conosciate per come sono. Come avrete capito mi chiamo Anna, mi definisco un essere fuori dal tempo, uno spirito libero della natura. Faccia senza età ,svolazzo qua e là come una fata da quando avevo pochi anni. Perché una fata? Adoro le favole, ho sempre sognato di essere una fata , e crescendo questo mio desiderio folle è sempre aumentato piuttosto che diminuire. Vivo nella fantasia, nel mio bosco vicino ad un lago fatato ,e ne sono felice. Non sempre questo mondo mi sta bene, e allora quando ne ho bisogno , volo sul mio. Ammirata e criticata nello stesso tempo da tutti (coloro che vorrebbero ma non osano) per il coraggio di dire e di fare cose mai osate. Abito a Pescara,sono nata qui, ma ho vissuto per qualche anno a Milano, adoro Milano. Ho fatto il liceo artistico lì nel 1977. Scrivere per me significa esteriorizzare le emozioni, negative e positive, in quanto, trasferire su carta ciò che interiorizzo, mi libera l’anima dai tormenti. Chiamare “poesie” le mie, potrebbe essere un complimento, certo in quest’era che demonizza i poeti, mi butto, fino a rompermi la testa ,su una cultura dissacrante carica di superficialità. Mi piace dipingere, sono un’artista, leggere, adoro la musica, ho sempre scritto poesie, tempo fa ho pubblicato il mio primo libro, una raccolta appunto. Questo libro parla delle mie emozioni, di tutti i generi, ho messo in piazza i miei sentimenti pubblicandolo, e credetemi, non è stato facile. Ho dovuto fare i conti con la curiosità della gente che si crede in diritto di giudicare. Ma non m’importa. Sono felice di averlo fatto, innanzitutto perché scrivere mi fa bene, e poi perché io sono uno spirito libero e faccio ciò che voglio. Per troppo tempo ho fatto ciò che volevano gli altri, ora,basta La vita è una sola e va vissuta se è possibile senza rimpianti e senza rimorsi. Bisogna essere se stessi fino in fondo per essere felici, o almeno provarci.
E’ la vigilia di Natale. E’ tutto pronto ormai per festeggiare un altro Natale. Improvvisamente ricordo di aver dimenticato di comprare alcuni regali, ma sono ancora in tempo; esco di casa diretta ai negozi del centro in città. L’atmosfera natalizia, come sempre mi riempie di buonumore: suoni, odori, immagini si sa il Natale rende tutto più magico, anche le condizioni meteorologiche. Bene, ho comprato tutti i regali mancanti, è già tardi, è quasi ora di cena, a casa mi aspettano, ma perché ho la sensazione che manchi qualcosa? Già ma cosa? Il regalo per me, ecco cosa manca. Ma ciò che desidero so già che non lo troverò in nessuno di questi negozi, purtroppo. M’incammino verso la via di casa con gli occhi un po’ velati di tristezza, ma improvvisamente una folata di vento mi spinge, dirigendo i miei passi verso una strada buia. Continuo a camminare senza sapere dove sto andando, più vado avanti e più la strada si fa buia, la città pian piano sembra scomparire. Improvvisamente il buio totale intorno a me Avanzo a tentoni ed ecco che mi ritrovo a camminare su un sentiero, sono a piedi nudi, sento la morbidezza dell’erba sotto i piedi, intorno a me tutti i fiori della primavera. Il cielo è di un azzurro immacolato, una dolce brezza tiepida mi accarezza il volto, un profumo penetrante di muschiato mi riempie le nari. Ma dove sono? Che ore sono? Fa freddo o fa caldo? Sono confusa, piacevolmente confusa. All’orizzonte scopro un basso tumulo verde, mentre dirigo i miei passi verso di esso, alcune farfalle svolazzano davanti a me. Raggiungo il tumulo, lungo circa venti metri, mi guardo attorno cercando il modo di entrare, non lo trovo, ma ecco che il mio sguardo è attratto da una zona circolare sul fianco del tumulo, che presenta una diversa sfumatura di verde. Tastandola mi rendo conto che la zona circolare è in realtà una porta che si apre alla mia pressione. C’è scritto sopra: “Questa è la porta di muschio”. L’apro ed entro. Mi ritrovo in una galleria dalle pareti di terra ben compattata, scende ripida e ha la stessa forma circolare della porta. Percorrendola noto che, pur non essendo visibile c’è una fonte di luce, il buio non è totale. La luminosità sembra venire da qualche parte, forse dalle pareti stesse della galleria. Dopo un po’ questa termina con un’altra porta circolare, stavolta di quercia stagionata, sulla superficie della quale leggo: “Questa è la porta di legno”. L’apro ed entro. Adesso le pareti della galleria sono di roccia umida e scintillante. Sembra che emani vapore e avverto dei profondi rombi sotterranei che riecheggiano sotto di me. Continua ad esserci una debole luce che mi permette di vedere. Proseguo per la galleria che scende e svolta davanti a me. Mi trovo di fronte una terza porta, circolare come le altre, fatta di oro chiaro. Sulla sua superficie è inciso uno strano disegno simile a due alberi stilizzati; mentre guardo stupefatta, ecco che gli alberi sembrano muoversi in una danza sinuosa, e la porta sembra perdere consistenza e liquefarsi come se fosse portata al calor bianco. A questo punto devo prendere il coraggio a quattro mani. Questa è la porta di metallo, devo aprirla ed entrare. Apro la porta e trovo davanti a me, una scala fatta di rami di quercia adorna di fiori e foglie rampicanti che vola verso il cielo. Non mi resta che salire o tornare indietro. Decido di proseguire. Se mi trovo lì un motivo dovrà pur esserci ed io non voglio tornare indietro. La scala è ripida, i gradini sembrano non finire mai, continuo a salire non so per quanto tempo. Finalmente i gradini finiscono e mi ritrovo in un posto a dir poco strano. Mi guardo intorno, è un po’ buio ma riesco a vedere, sembra il tronco cavo di un albero. Trovo un’ apertura, esco. Qui la luce del sole quasi mi acceca. Sono su un sentiero, guardo attentamente, mi accorgo di essere arrivata a un trivio: sul primo albero di ogni strada c’è una scritta. Leggo: “l’ampia strada del vizio, che alcuni scambiano per la strada del cielo”; sul secondo: “la strada stretta della rettitudine, coperta di spine e rovi”; sul terzo: la “bella strada per Feerilandia, (terra di fate)”. Seguendo l’istinto, m’ incammino su quest’ultima. La strada serpeggia sul pendio collinare davanti a me. Mentre cammino sento che il mondo ordinario, quotidiano, si allontana da me sempre più. Continuo a camminare e mi ritrovo su una collina ormai al chiaro di luna. Sopra di me le stelle brillano fulgide. Quando alzo gli occhi, a vederle tremolare lassù in alto, sembra che si muovano, ruotando attorno ad un punto centrale indicato dalla stella polare. E’ una visione che abbaglia, distolgo lo sguardo dalle stelle per capire dove mi trovo. Dall’alto della collina scorgo un’ampia valle che si allunga fino all’ orizzonte. Laggiù dove la valle sembra terminare, noto un misterioso riflesso rossastro che balugina di misteriosa opalescenza. All’interno di quella luce di un intenso color rubino, intravedo sfumature di tutti gli altri colori dello spettro. Scendo dalla collina, sentendo sotto i piedi nudi il morbido tappeto erboso, e imbocco la valle. Gli scuri pendii collinari che chiudono la valle sono fittamente alberati, e dalle piante, che una brezza tiepida fa oscillare, provengono fruscii e sussurri di vita. Di tanto in tanto mi rendo conto del passare di un animale nel sottobosco lungo il sentiero. Una civetta bianca scivola su ali silenziose e il suono del ruscello mi tiene compagnia. E’ una notte molto strana, perché nella calda brezza sembra ci sia come un accenno di freddo invernale che mi fa rabbrividire. Poi il caldo ritorna. Vedo molto chiaramente gli alberi più vicini al sentiero e noto qualcosa di curioso: alcuni hanno perduto tutte le foglie e si ergono spogli al chiaro di luna; altri sono coperti da fiori bianchi. Qua e là, scorgo meli e peri carichi di frutti, mentre le foglie di una grande quercia sono di un ricco rosso autunnale. Sembra che qui tutte le stagioni si mescolino e mi sento immersa in un’atmosfera atemporale. Alzo lo sguardo e vedo dei fuochi che ardono sulla cima dei colli. Il riflesso rosso adesso si sta avvicinando, riempiendo completamente l’orizzonte. Alla fine appare come una morbida aura pulsante, proprio di fronte a me: blocca il sentiero, occupando l’intera valle, e dentro il riflesso scorgo esplosioni di scintille policrome che si rincorrono in giochi folli. Ancora pochi passi, e sarò dentro il riflesso color rubino e con passo fermo penetro in esso. D’un tratto il mondo cambia. L’intero paesaggio è irradiato di luce rossa; il buio della notte è scomparso. Noto, con meraviglia, che anche gli alberi sono cambiati: sono fatti di cristallo vivente, con foglie di smeraldo e tormalina. Il sentiero sotto i miei piedi è costituito di ammassi di pietre preziose e semipreziose: cammino su diamanti, topazi, smeraldi e agate. Persino i sassi nel ruscello sono diventati grandi ametiste, zaffiri, che splendono di luce interna. Mi avvicino al ruscello e vedo sull’acqua la mia immagine riflessa Non ho più i miei vestiti addosso, ma una veste lucente accarezza il mio corpo, sento un lieve fruscio alle mie spalle e vedo ali diafane, le mie sì, sono le mie ali! Proseguo il cammino frastornata, incredula; ci sono animali terrestri e non, uccelli, ciascuno fatto di gemme viventi e mi rendo conto di riuscire a vedere la loro forza vitale che fluisce nelle loro vene e arterie come un liquido fuoco rosso rubino. Continuo ad addentrarmi nella valle e nel suo centro esatto vedo una grande sorgente di luce che sgorga dalla terra piena di gemme. La fonte è di un color rubino ancora più scuro e intenso di quello circostante e la luce ne zampilla gioiosamente, sembra giunga fino alle stelle. Ad un tratto un rumore attira la mia attenzione, ai piedi di un albero un uomo, semisvenuto. Mi affretto a soccorrerlo, ma ha le ali anche lui ali di piume bianche, a differenza delle mie che invece sono trasparenti. Gli bagno la fronte con l’acqua del ruscello, mi accorgo che è ferito ad un’ala; il suo sguardo smarrito penetra il mio, poi cambia espressione, torna in sé. Lo aiuto ad alzarsi, noto che è un uomo dalla bellezza statuaria, mi sorride, mi prende il viso tra le mani e mi dice: “Ti stavo aspettando”. E io rispondo : “Chi sei?” Sorridendo lui continua a parlare: “E’ una vita che mi aspetti, dovresti sapere chi sono!” Io con la voce rotta dall’emozione : “Angel sei tu?” “Sì sono io, mia dolce fata”. Vedendolo sanguinare dall’ala, gli chiedo: “Che cosa ti è accaduto?” Lui risponde: “ Ho dovuto combattere con mente e cuore per arrivare fin qui, un duello all’ultimo sangue, Mente non voleva che io venissi qui, Cuore si struggeva invece al solo pensiero, infine cuore ha avuto la meglio su ragione, ferito, ma eccomi qui.” Mi prende la mano e mi conduce verso il sentiero che porta ad una cascata poco distante. Giunti alla cascata, entriamo nell’acqua fatta di luce zampillante; siamo avvolti, rinnovati dal suo fuoco elettrico che compenetra ogni atomo del nostro essere. Il colore diventa suono e siamo invasi da un grande senso di felicità. Angel non sanguina più, si avvicina a me, siamo così vicini che i nostri corpi con i vestiti bagnati si sfiorano. Mi guarda, mi accarezza il corpo con lo sguardo, segue le gocce d’acqua che scivolano sulla mia pelle, accarezzandomi i seni, il ventre morbido, le natiche. Trae un profondo respiro chiudendo gli occhi e lo esala. Sussurra il mio nome: ”Fata… la mia Fata!” mi bacia la fronte, poi mi prende la mano e usciamo dall’acqua. Mi conduce su un sentiero che costeggia la sorgente; non lontano intravedo una piccola luce provenire da una casa, una casa quasi nascosta dalla vegetazione. Arriviamo davanti all’uscio e lui mi dice: “Questa è la nostra casa” . Io rispondo incantata: “ Sapessi quante volte sono stata qui con la mente… La mia casa nel bosco! La nostra casa!” Angel mi stringe in un tenero abbraccio, e io mi avvinghio a lui come se mille anni ci avessero divisi e il tempo ora ci avesse magicamente riuniti, quasi come a veder ritornare una persona a noi cara dall’aldilà. Entriamo nella casa, il camino è acceso, nell’aria una fragranza di rose di bosco, candele accese dappertutto, stelle incastonate sui muri, ghirlande di fiori sospese ovunque, Davanti al camino sul pavimento c’è una coperta di seta rossa e ricami d’oro, con tanti cuscini ricamati di fili e pietre preziose. Ci sediamo, l’uno di fronte all’altra. Il fuoco del camino asciuga i nostri vestiti, restiamo lì a guardarci occhi negli occhi senza abbassare mai lo sguardo, quasi a voler dire le parole mai dette; c’è un cesto pieno di frutti di bosco accanto al camino, Angel prende una fragola, gioca con lei sulle mie labbra, mi sorride, m’ incornicia il viso con le dita, sento i suoi occhi penetrarmi l’anima, e poi poi il tocco delle sue mani sulla mia pelle caldo sensuale, ma l’espressione dei suoi occhi è molto, molto di più, è intensa e incandescente. Angel abbassa il capo e posa le sue labbra sulle mie. Rispondo al bacio con una passione quasi disumana. Il desiderio sgorga improvvisamente da posti remoti che forse avevamo dimenticato di possedere. Un bacio lungo un attimo eterno, poi occhi negli occhi, un dialogo senza parole, una rivelazione per entrambi; come un violento e imprevisto acquazzone estivo che ci abbia colto impreparati, ma consenzienti. Pian piano, mi rendo conto che ogni pensiero coerente ci sta abbandonando, Angel dolcemente traccia il contorno delle mie labbra con la lingua, lentissimamente, questa carezza sensuale si fa più insistente, fino a diventare un bacio esigente ed appassionato, capace di far divampare ulteriormente il fuoco che già ci divora. Il calore del suo corpo mi circonda, mi stringe, ci accarezziamo sempre più audacemente. Ora i baci e le carezze non bastano più, ci spogliamo a vicenda, i nostri corpi smaniosi di esplorarsi con un contatto più intimo e poi pelle su pelle, respiro nel respiro, la temperatura nella stanza si alza a livelli incandescenti. E’ come se stessimo precipitando in una voragine di desiderio che ci attira inesorabilmente. La sua bocca sulla mia, lo sento scivolare dentro di me, Angel grida il mio nome, sento disintegrarsi quel poco di autocontrollo che ancora mi resta. L’apice del piacere ci travolge, i nostri corpi si tendono, si abbandonano a spasmi e gemiti incontrollabili. Uniti in questa specie di danza arcana e senza tempo, fluttuiamo nel vuoto, nell’oblio che avevamo solo sognato di raggiungere l’uno nelle braccia dell’altro. Una fusione perfetta, un’unione sublime, tra uomo e donna, tra Angel e Fata; se il Paradiso esiste credo che debba essere qualcosa di molto simile a questo. Mi sono addormentata, improvvisamente sveglia sento il bisogno di capire dove realmente mi trovo, mi alzo, Angel dorme, esco fuori a guardare l’incanto di quel posto, chiudo la porta per non svegliare il mio Angel oh sì! Il mio Angel, sto impazzendo di felicità! Resto a guardare l’acqua del ruscello che scorre tra le pietre preziose, poi un brivido mi assale. Meglio che torni al calore della mia casa con Angel, sarà sveglio e non mi avrà trovata. Arrivo sull’uscio, giro la maniglia della porta, ma entrando tutto è cambiato. Trovo la mia casa reale e tutti i parenti che mi aspettano; mi guardo intorno, ho i miei vestiti addosso, non ho più le ali Angel dove sei? Qualcuno mi viene incontro e mi dice: “Hei ma dove sei stata? Stavamo aspettando solo te per iniziare la cena di Natale, come mai così tardi? Dai, siediti, che è pronto in tavola!” Io smarrita rispondo: “ero ero a comprare gli ultimi regali di natale”. Poi qualcun altro si avvicina a me e metteIndomi una mano fra i capelli, ne estrae qualcosa e mi chiede: “e questo cos’è?”. Mostra a tutti una piuma bianca. Io incredula, smarrita, con un gesto impulsivo la strappo dalla sua mano e, con lo stomaco stretto in una morsa di gelo, rispondo: “questo è è il regalo di Natale per me!” Tutti mi guardano senza capire, ridono, poi cambiano discorso e continuano a mangiare e a chiacchierare. E’ mezzanotte, è Natale, chi ride, chi mangia, chi ascolta canzoni, chi apre i regali, chi gioca. Io, in disparte, guardo fuori dalla finestra; una stella tremola lassù nel cielo. Stringo forte la piuma nella mano e una lacrima cade dai miei occhi su di essa. Sussurro nel cuore impazzito: “Angel dove sei?”.

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