La spiaggia di Cesare Pavese fu pubblicato da Einaudi editore nel 1956, anche se era apparso a puntate sulla rivista “Lettere d’oggi” di Roma.
Mi sembra banale soffermarmi su Pavese, dal momento che tutti (almeno spero) sanno quale grande scrittore e poeta sia stato. “La spiaggia” è un romanzo breve e reale. L’intera storia è raccontata dal protagonista, che attraverso il suo punto di vista conduce il lettore al centro della narrazione. Un’atavica amicizia lega Doro e il narratore, che come spesso succede, dopo aver condiviso sogni, speranze e vicende quotidiane di ogni tipo, si perdono di vista. Doro sposa Clelia, una donna frizzante e intelligente, da cui tutti gli amici della coppia sono affascinati.
Il romanzo procede per immagini e piccole vicende che fanno da sfondo alle reali intenzioni di Pavese: mettere in luce, attraverso i racconti, i dialoghi, le osservazioni, il detto e non detto dei protagonisti, gli strani meccanismi, le trappole in cui cade il rapporto di coppia. Il tempo, i gesti ripetuti, il confronto con gli altri accompagnano i giorni di Clelia e di Doro.
Il linguaggio è essenziale, le descirizioni intermittenti, rapide e allo stesso tempo profonde. La velocità e la frenesia della narrazione si scontrano con la lentezza dei tempi di lettura. Il rapimento e l’avidità con cui si sfogliano le pagine, sono interrotti infatti da pause di riflessione, da riscontri, a cui è impossibile sottrarsi.
Una scrittura magistrale, senza tempo e che esalta la poesia di Pavese, sempre in bilico tra amarezza e incanto. Protagonisti non sono solo gli esseri umani, ma anche il mare, così infinito, immenso, davanti a cui ogni personaggio instaura un intimo rapporto.L’estate, la luna che si alterna al sole, i moti marini che seguono quelli del cuore e che rivelano qualcosa di indefinibile, spesso di irrazionale, o perchè no, di sovraumano. Tanto vivere, tanto pensare e tanto parlare. Tutto un seguirsi ed inseguirsi tra le pagine che odorano di mare e che si chiudono come un sipario, quando a Clelia e agli altri non resta che tornare a casa, con la spiaggia nel cuore.

Marina Bisogno








