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Asino chi legge

Da Guanda editore il nuovo libro di Antonella Cilento

“Nessuna passione-e leggere e scrivere sono passioni, brucianti-si trasmette senza un conduttore. La scuola e la famiglia dovrebbero essere il filo di rame che trasmette la scossa e in questo paese, per ragioni diverse e cause simili, hanno smesso di esserlo”. Questa è la premessa di Antonella Cilento, scrittrice napoletana, che ha pubblicato con la Guanda editore il suo ultimo libro Asino chi legge.

L’autrice racconta, con romantica nostalgia e un velo di rabbia, la sua esperienza nelle scuole italiane in veste di esperta esterna di scrittura creativa. In viaggio da Napoli a Bolzano per amore della scrittura, si ritrova tra insegnanti e alunni che leggono poco e scrivono ancora meno.

Le osservazioni della Cilento bruciano come una ferita scoperta: la scuola italiana conserva crepe profonde e sembra aver dimenticato che il suo scopo primario è istruire i ragazzi, riuscendo a far scoccare in loro una scintilla. “Se ogni volta che entro in una scuola napoletana mi sorprendo a desiderare silenzio, ordine, organizzazione, qui mi accorgo che l’ordine, il silenzio e l’organizzazione non mancano, eppure non sono la formula della felicità: se scrivere è specchio della nostra mobilità di pensiero, della nostra maturità come cittadini responsabili, se significa avere immaginazione, compassione e capacità di immedesimazione nell’altro, la scuola italiana tutto questo lo sta dimenticando”.
Gli adolescenti di Napoli sono nati già adulti e hanno assunto le sembianze dei palazzi, delle strade, dei vicoli della loro città, dove la bellezza si nasconde e non si fa catturare. A Bolzano invece i ragazzi sono lucenti, spolverati ma appaiono disorientati. Antonella li osserva, li scruta, e spesso li conquista, avvalorando la sua missione culturale.

Il testo è una vera e propria inchiesta: uno stile concitato, spesso evocativo e malinconico, che è il frutto di raccolte, inseguimenti, attimi di vita. Un punto di vista consapevole, forte della propria esperienza, e mai arrendevole. Non è un’accusa agli adolescenti, anzi l’autrice li assolve, consapevole che sono gli adulti i responsabili di questa era decadente. Dove sono finite la curiosità, le spinte emotive, la condivisione? La noia la fa da padrone e Antonella quasi stenta a credere ai propri occhi, confortata da qualche rara eccezione.

È un libro per i ragazzi, ma soprattutto per gli adulti, chiamati ad assolvere un ruolo educativo, ma ahimè senza convinzione. La denuncia si alterna a momenti di vera e propria filosofia sulla vita. “Chi non sa leggere con profondità ed essere padrone della scrittura in ogni sua forma non sarà mai libero e che la punteggiatura, i congiuntivi e i condizionali fanno i cittadini di una nazione.” Ed è proprio questa libertà di pensiero che la Cilento stenta a riscontrare in questi ragazzi. Libertà che lei ha abbracciato come una croce, a costo di sembrare un’aliena.

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