Le tartarughe sono animali fragili, protette da una corazza dura, ma senza la quale diventano vulnerabili.
Le tartarughe è il titolo del romanzo di Veza Canetti, edito da Marsilio, che racconta la storia di Eva e di suo marito Andreas. Vivono in una villa alla porte di Vienna.
Andreas è uno scrittore, ed è impegnato nella denuncia del movimento nazista. L’ Austria è stata annessa alla Germania e le truppe di Hitler stanno seminando il terrore. La fragilità, la diversità di pensiero, la libertà sono motivi di persecuzione, e le camicie scure seminano violenza e intolleranza.
Nella villa dove vivono Andreas e Eva, arriva un ufficiale delle SA, che stravolge totalmente la vita della coppia. Andreas si chiude in se stesso, cercando di sdrammatizzare, in attesa che la razionalità torni ad illuminare le menti dei seguaci di Hitler. Eva è preoccupata, sempre più angosciata, fino a quando Werner, fratello di Andreas, viene trascinato in un campo di concentramento. La certezza che l’Austria non è più un luogo sicuro spinge la coppia a cercare rifugio a Londra.
Un attacco alla dignità umana senza precedenti, che ha insanguinato la storia di un intero pianeta. Pagine commuoventi eppure ricche di forza e consapevolezza. La certezza ed il dolore per l’abbandono della propria terra, il viaggio verso un futuro incerto, ma non più di quanto lo sia il presente.
Un linguaggio a tratti poetico, pagine che procedono per immagini, metafore, dialoghi ricchi di tensione. Emerge tutto lo sforzo della Canetti di esorcizzare il dramma, di controllare il dolore, di sanare con le parole una ferita profonda, che ha minato la stabilità emotiva di milioni e milioni di persone.
C’è anche l’incomprensione, l’incredulità verso cotanta crudeltà, verso la bestialità dell’uomo, capace di elevare la diversità a vessillo di morte. “Se l’uomo vuole la sua carne, seziona l’animale da vivo, di modo che sia ben fresca e gustosa. E nel vedere i suoi occhietti intelligenti pensa: anche questa testa che scatta a destra e a sinistra è sicuramente un boccone prelibato. Quindi la recide, la porta a casa e l’osserva mentre si muove e morde, la testa mozzata”.

Marina Bisogno








