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Omicidio Raciti: il padre dell'arrestato scrive alla vedova

Il padre del ragazzo arrestato per l'omicidio di Filippo Raciti durante il derby Catania-Palermo scrive alla vedova dell'ispettore capo chiedendo alla donna di valutare ipotesi alternative a quella che incastrerebbe suo figlio.

Nuove evoluzioni nella vicenda legale legata all’omicidio di Filippo Raciti, per cui è stato incarcerato il giovane (diciassettenne al momento dell’arresto, maggiorenne da pochi giorni) Antonino Filippo Speziale, nonostante non esistano di fatto prove a dimostrare la colpevolezza del ragazzo. Di sicuro il giovane ha partecipato ai tafferugli, ma è tutta da verificare l’ipotesi che sia lui l’omicidia dell’ispettore capo della polizia di Catania.

Per questo motivo Roberto Speziale (padre del giovane indagato) ha inviato una lettera aperta a Maria Grasso, vedova dell’ispettore di polizia, chiedendo alla donna di “invitare gli organismi competenti a far luce” sulla tragica nottata dello scorso 2 febbraio allo stadio Angelo Massimino, durante il derby Catania-Palermo, che causò la morte di Filippo Raciti e l’uccisione della dignità del popolo rossazzurro. Roberto Speziale chiede alla vedova Raciti di valutare “l’ipotesi del fuoco amico”.

Nella missiva il padre del giovane arrestato scrive inoltre di “comprendere benissimo il suo lancinante dolore” perché “perdere un marito in maniera così barbara e stupida non consente alcuna consolazione, nessuna remota possibilità di sollievo”.

Ma nonostante ciò, Roberto Speziale afferma di essere convinto dell’innocenza del figlio e proprio per questo l’uomo avrebbe “più di una volta, inutilmente, sollecitato le istituzioni perché tenessero in seria considerazione la possibilità di indagare e verificare piste diverse oltre a quella di mio figlio, cosicché la realtà degli accadimenti di quel tragico e maledetto 2 febbraio venisse fuori”.

Secondo Speziale infatti: “Mio figlio ha sbagliato, ha ammesso di aver partecipato ai tafferugli di quella sera, per questo deve pagare e pagherà; però, cara signora, non consegniamo alla storia un omicida inesistente, un assassino immaginato”.

Nonostante la richiesta di Speziale (ovvero di valutare nuove ipotesi sugli accadimenti dellla notte del 2 febbraio) sia abbastanza razionale, la risposta di Marisa Grasso (arrivata attraverso la parola degli avvocati Enzo e Enrico Trantino) è perentoria: “La vedova di Filippo Raciti non potrà mai essere il difensore aggiunto per una tesi, ‘il fuoco amico’, tuttora riservata al riserbo delle indagini. Per nostro rigore etico, d’accordo con la nostra assistita abbiamo volutamente evitato ogni commento sull’indagine per l’omicidio dell’ispettore, ritenendo doveroso attendere il completamento del lavoro degli inquirenti senza accanimento alcuno. Richiedere però l’opposto è troppo: la signora Raciti non potrà mai essere il difensore aggiunto. Né giova al padre l’iniziativa di chiedere comprensione a mezzo stampa: una lettera riservata sarebbe stata più apprezzata”.

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