Una delle medicine naturali più antiche e attualmente praticate e studiate senza “resistenze” nell’ambito accademico è senz’altro quella oggi definita “termale”; un suo significativo esponente, in Italia, è il
professor Umberto Solimene, titolare della cattedra di Terapia Medica e Medicina Termale dell’Università di Milano e segretario generale della Federazione Mondiale del Termalismo e Climatoterapia, (fondata più di cinquant’anni fa, riunisce 43 paesi).
Banditi i farmaci, i mezzi di cura termali sono ricavati da quanto
offre Madre Natura: acque minerali (utilizzate nella cura idropinica,
ovvero bevute, oppure per bagni, inalazioni eccetera), fanghi (la
cosiddetta peloidoterapia, dove l’acqua mescolata a componenti organiche e
inorganiche, le cui informazioni benefiche passano attraverso la pelle,
grazie allo scambio ionico) e grotte (si parla di antroterapia: il
paziente soggiorna in particolari luoghi di origine naturale che hanno
particolari caratteristiche ed un “clima” che svolge di per sé un’azione
terapeutica).
Le cure termali sono di competenza medica: vengono prescritte dal proprio
medico curante (talvolta, dietro indicazione di un operatore del benessere
come il naturopata); alle terme (che rispondono a precisi requisiti che ne
fanno, a tutti gli effetti, dei centri sanitari), vengono somministrate
sotto il controllo medico.
Quando rivolgersi alla medicina termale?
Sicuramente per affrontare in modo piacevole ma efficace le patologie
croniche, cronico-degenerative oppure recidivanti. Ma: non tutti i centri
possono risolvere qualsiasi problema. Ogni centro termale, infatti, ha delle
caratteristiche terapeutiche proprie e quindi un suo campo d’azione
privilegiato.

Anna Maria Cebrelli








