La notizia del sequestro di beni venuta alla ribalta qualche giorno fa (ha fatto scalpore il «Café de Paris» di via Veneto) ha masso in evidenza le continue infiltrazioni della criminalità organizzata sia a Roma sia in provincia.
Inutile dire che anche il resto della regione non è esente dal fenomeno. Di questo e altro si parla nel sito Corriere.it. Di seguito la parte introduttiva dell’articolo:
“L’ombra della «’ndrangheta» sui locali del centro, quella della camorra in periferia. «Soprattutto nel settore dei supermercati e dei centri commerciali», spiega Enzo Ciconte, presidente dell’Osservatorio regionale sulla Sicurezza.
Il maxi-sequestro di beni di qualche giorno fa, compreso il «Café de Paris» di via Veneto, ha alzato il velo sulle continue infiltrazioni della criminalità organizzata in città, in provincia e anche nel resto della regione. «Ma troppo a lungo la ‘’ndrangheta’ è stata un fenomeno sottovalutato, considerata una mafia di serie B», aggiunge Ciconte.
Le «’ndrine» romane sono 25, sparse sul territorio, su un totale di 61 cosche nel Lazio (40 in provincia di Roma) con circa 300 «capizona». «Attenzione però - sottolineano gli investigatori del Ros dei carabinieri - i clan non dominano i quartieri, ma puntano a riciclare denaro sporco con imprese di livello. Non importa se con guadagno oppure no: per loro l’importante è far sparire i proventi illeciti»…”
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Luigi Perillo








