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Non è più reato vendere cibo avariato

La legge è chiara: sparite le pene per chi propina cibi adulterati grazie al "taglia-leggi"

topoIncredibile? Sì, e molto. Eppure è vero. Non esiste più il reato e quindi pene per chi vende cibo avariato.

Lo scherzo, è il caso di dire, di cattivo gusto, è molto probabile che purtroppo si ripercuota sulla salute di milioni di italiani.

Si spera che qualcuno corra ai ripari ma intanto chi era chiamato a curare gli interessi dei consumatori non potrà appellarsi a nessuna legge. Quindi, buon appetito Italia.

Di questo e altro si parla nel sito Corriere.it. Di seguito la parte introduttiva dell’articolo:

“Mercato ittico di Torino, quest’estate. Il pesce fresco esposto al sole, oltre 28 gradi, e alle mani dei clienti. Controllo dei carabinieri dei Nas. Reato: cattivo stato di conservazione, in base alla legge sulla Tutela degli alimenti numero 283 del 30 aprile 1962. Pena: arresto da tre mesi a un anno o multa fino a 46 mila euro.

Tutto questo però fino a metà dicembre 2010, poi più niente. Perché quella legge, tante volte applicata dal procuratore di Torino Raffaele Guariniello, è stata cancellata. Non esiste più, grazie all’entrata in vigore della procedura «taglia-leggi» (legge numero 246 del 28 novembre 2005). E non esistono più i reati che contemplava…”

Per continuare la lettura, basterà cliccare il link correlato. Ciao, Luigi

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