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Procedure semplificate di recupero dei rifiuti non pericolosi: l

DALL'UNIONE EUROPEA

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Procedure semplificate di recupero dei rifiuti non pericolosi: l’Italia condannata

Nella sentenza del 7 ottobre (causa C-103/02), la Corte di giustizia è stata chiamata a valutare i profili di incompatibilità del D.M. 5 febbraio 1998, relativo all’individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai sensi degli artt.31 e 33 del D.Lgs 22/1997, con i principi e le regole comunitarie che disciplinano la materia.

Queste, in particolare, le censure mosse dalla Commissione europea:
- mancata fissazione dei quantitativi massimi di rifiuti che possono essere recuperati in ciascun impianto di recupero;
- assenza di chiarezza e precisione nell’individuazione delle tipologie di rifiuti che rientrano nel campo di applicazione del decreto;
- definizione di alcune operazioni di smaltimento come operazioni di recupero

Per quanto attiene alla nozione di quantità di rifiuti, ai sensi dell’art.11 della direttiva 75/442/CEE, il decreto introdurrebbe, secondo la Commissione, un meccanismo di calcolo basato sulle caratteristiche di ogni impresa, e non sulla quantità massima assoluta.
Ad avviso della Corte, tale norma impone agli Stati membri di fissare quantità massime assolute di rifiuti destinati ad essere recuperati che possono costituire oggetto di una dispensa dall’autorizzazione. Viene, pertanto, esclusa la possibilità per gli Stati membri di fissare quantità relative in funzione della potenzialità di ogni impianto.

Redazione eco-comm

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