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Capezzolo retratto o invertito: finalmente la soluzione!

Il problema dei capezzoli retratti o invertiti colpisce circa il 10% della popolazione femminile. Oggi, mediante un opportuno apparato, in breve tempo si può ottenere la correzione di questa anomalia…

Il capezzolo retratto o invertito è un problema particolarmente frequente nella popolazione femminile riguardando circa il 10% delle donne. Questa anomalia non solo causa notevoli problemi psicologici ma interferisce anche con la possibilità di allattare.

Il capezzolo invertito può essere congenito o acquisito, in questo ultimo caso secondario ad una rapida e importante crescita mammaria (pubertà, gravidanza) o anche ad un intervento di mastoplastica riduttiva o di mastopessi non correttamente eseguito.

Anatomicamente il problema è riconducibile alla riduzione della lunghezza dei dotti galattofori (i “tubicini” che trasportano il latte prodotto dalla ghiandola mammaria e che sboccano sul capezzolo) che impedisce la proiezione del capezzolo.

Fino ad ora la soluzione di questa alterazione era esclusivamente chirurgica: sono state proposte varie tecniche con risultati variabili. Caratteristica comune a tutte è la sezione dei dotti galattofori con conseguente interferenza con la lattazione.

Recentemente è stata suggerita una nuova metodica di correzione non chirurgica del capezzolo invertito che si avvale della pressione negativa creata da una piccola campana di materiale plastico applicata al capezzolo e posta in aspirazione mediante una siringa. L’effetto di aspirazione creato da questo apparato estroflette il capezzolo in modo progressivo nell’arco di alcune settimane durante le quali l’intensità della aspirazione deve essere periodicamente monitorata da uno specialista.

Grazie a questa metodica si verifica l’allungamento dei dotti galattofori, evenienza che non solo risolve la depressione del capezzolo, ma che anche corregge l’anomalia anatomica che ne è alla base. L’integrità dei dotti è inoltre garanzia della possibilità dell’allattamento.