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John Williams "Impressions of Africa"

Italian tour marzo 2003

John William sarà in tour in Italia nel mese di marzo 2003.

Un evento eccezzionale che non deluderà sicuramente gli appassionati. Ecco il programma e alcune note su Williams.

Si ringrazia la Sig.ra
Isabella Borettini

Ufficio Stampa “Fondazione Culturale Edison”
Largo 8 Marzo, 9

43100 Parma

tel 0521 967088 -
fax 0521 925669

‘John Williams and Friends - Impressions of Africa’

John Williams, chitarra

John Etheridge, chitarra

Chris Laurence, contrabbasso

Paul Clarvis, percussioni

Richard Harvey, flauti e strumenti a fiato

Programma

SAMBA MAPANGALA
- Ahmed Sabit 1

SAMBA MAPANGALA
- Ahmed Sabit 2

NANA DANSO ABAIM
- Mbira Riff

EL HADJ N’DIAYE - Ragajuma

VASCO MARTINS
- Triangular Situations

BAU
- Toy

RICHARD HARVEY - Mazava (trad. Madagascar)

JOHN WILLIAMS
- Musha Musiki (trad. Zimbawe)

FRANCIS BEBEY
- Engome

RALANTO
J - Omby

ORGE ANKERMAN
El - Arroyo Intro

GUILLERMO PORTABLE
- Guateque Campesino

JOHN WILLIAMS

- Malinké Guitars (trad. Senegal)

Note al programma di John Williams

Nel ventesimo secolo, quando l’Africa ha sperimentato e contribuito agli stessi sviluppi trans-culturali del resto del mondo, tutte le varietà della chitarra moderna sono divenute popolari nel continente africano, come strumento solista o parte di ensemble, nell’ambito della musica classica, rock, blues e jazz.

Le prime chitarre sono state introdotte nel continente africano e nelle isole dai Portoghesi nel quindicesimo secolo. Per centinaia di anni, comunque, la chitarra non esercita praticamente nessun tipo di influenza musicale sulla musica tradizionale africana. Naturalmente, ci sono molte ragioni sociali per questo, ma c’è anche una spiegazione di tipo musicale molto chiara: molte specie di strumenti a corda, sia ad arco che a pizzico, erano già al centro della grandiosa ricchezza di vita musicale che attraversava l’Africa - non c’era alcuna “lacuna” da colmare. Gli strumenti europei, compresa la chitarra, erano estranei alla purezza della cultura musicale esistente al centro della vita dei villaggi nel cuore dell’Africa tribale.

Facendo un confronto, l’America Latina ha pienamente accolto e adottato la chitarra quando i coloni spagnoli l’hanno introdotta, dal momento che originariamente avevano soltanto strumenti a fiato e a percussione: le armonie della chitarra e degli strumenti che da essa si sono sviluppati, hanno colmato un grande vuoto e sono giunti addirittura a caratterizzare il sound della musica latinoamericana.

È impossibile operare una generalizzazione sulla musica Africana, e lo stesso si può dire della chitarra africana - dipende dal luogo in cui la musica ha origine. Jean-Bosco Menda, originario dello Zaire, ha applicato una sorta di stile blues-classico alla chitarra acustica e lo ha sviluppato in modo tale da imprimere un’influenza unica in Africa ma anche oltre. Anche se non esattamente parte del continente africano, le isole di Capo Verde erano una colonia portoghese e lo stile della chitarra lì riflette le influenze portoghesi e brasiliane. Neppure il Madagascar è parte del continente, e con la sua storia di enormi diversità razziali e culturali, presenta una grandissima varietà di stili della chitarra, sia per quanto riguarda la musica che gli strumenti veri e propri.
Francis Bebey, camerunese, ha iniziato a studiare chitarra classica molto giovane e ha proseguito, divenendo un eminente etno-musicologo, scrittore, compositore, cantante e virtuoso del flauto Pygmy e del Sanza (o mbira).

Molti notano le similitudini tra una certa musica dell’Africa occidentale e dell’America Latina, che non dovrebbero sorprendere poiché la tratta degli schiavi operava proprio attraverso l’Africa occidentale, e gli schiavi portavano con sé la loro cultura e le memorie comuni: si noti, in particolare, la grande affinità tra la musica kora, l’arpa e la chitarra venezuelana.

Il nostro programma comprende arrangiamenti di musiche per strumenti tradizionali come il kora (una sorta di arpa-liuto) e il balafon (xilofono) dell’Africa occidentale, e il valiha (un’arpa cilindrica di bambù) del Madagascar; resta comunque il fatto che queste che ho citato sono solo una minima parte delle nostre risorse strumentali: c’è infatti una varietà infinita di “pifferi” e percussioni lungo tutta l’Africa e molti di questi vengono suonati durante lo spettacolo da Richard Harvey e Paul Clarvis.

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