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Tiziano Terzani: un viaggiatore italiano in Cina (1980-1984)

Uno fra i primi corrispondenti europei in Cina dopo la riapertura



Tiziano Terzani
è stato fra i primi viaggiatori italiani ad entrare in Cina dopo la riapertura delle frontiere conseguente alla fine del maoismo.

L’avventura cinese di Terzani ha paradossalmente inizio in America. Nel 1967, grazie ad una borsa di studio, si trasferisce con la moglie Angela Staude alla Columbia University di New York dove studia lingua, politica e storia cinese.

In quegli anni la Cina era nel mezzo della Rivoluzione Culturale e, come scrive nella prefazione del libro La porta proibita,“Mao era la scintilla che accendeva la fantasia della gioventù occidentale”. Terzani desidera vedere di persona questo grande paese dalla storia millenaria su cui si è tanto documentato.

A quel tempo per uno straniero entrare in Cina era praticamente impossibile; così Terzani accetta un contratto come corrispondente per il settimanale tedesco Der Spiegel che lo invia a Singapore, prima, e a Hong Kong, dopo.

Solo nel 1980, dopo l’apertura delle frontiere Terzani riesce finalmente a trasferirsi a Pechino. Cerca di integrarsi con la popolazione: parla cinese, usa un nome cinese (Deng Tiannuo), veste come un cinese, si sposta in bicicletta. Si scontra però con la mutata realtà del paese: gli stranieri sono sorvegliati, non possono incontrare liberamente altri cinesi, Terzani stesso scopre che il cuoco e l’autista assegnatigli dal partito sono in verità delle spie.

Ben presto si accorge che la realtà è lontana dalle sue attese. Durante il trentennio maoista (1949-1976) la Cina è profondamente cambiata, il progetto comunista di creare una nuova società è fallito e il Paese ha in gran parte perso quell’aurea magica che lo aveva reso unico. Terzani si mette allora in viaggio alla ricerca della vecchia Cina, per incontrare “le vittime della follia di Mao”.

Legge resoconti di viaggiatori stranieri e scopre come Pechino è stata snaturata, migliaia di opere distrutte, molti templi convertiti in fabbriche. Nei quattro anni in cui vive in Cina si sposta in lungo e in largo, parla con la gente, raccoglie testimonianze da quell’umanità ormai scomparsa.

In quegli anni gli stranieri sono di frequente accompagnati nei loro spostamenti da guide fidate che ricevono istruzioni dal governo in merito a cosa mostrare e cosa lasciar nell’ombra. Insieme a un gruppo di giornalisti Terzani entra persino nel Tibet, regione di difficilissimo accesso. Durante la visita guidata al Potala, tradizionale residenza del Dalai Lama, si nasconde nel palazzo per poter girare indisturbato.
Quando il gruppo si allontana, gironzolando per l’edificio, incontra il guardiano tibetano con cui discute per un paio d’ore e alla fine si fa vendere un tappeto. L’episodio è raccontato nel suo ultimo libro, La fine è il mio inizio.

La testimonianza sulla Cina lasciata da Terzani è singolare perché cerca sempre di vedere le cose con i propri occhi e sfuggire alla supervisione del partito. La serie di articoli sulla Cina che Terzani pubblica in qualità di corrispondente da Pechino infastidisce le autorità cinesi. Infatti, nel febbraio 1984, accusato di attività controrivoluzionaria, viene arrestato e successivamente espulso dalla Cina.