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UN SACCO BELLO

Italia 1979 - Regia Carlo Verdone - Con Carlo Verdone, Mario Brega, Isabella De Bernardi, Renato Scarpa, Veronica Miriel - Durata 99 minuti.

Per il suo debutto al cinema da regista-attore Carlo Verdone mette in scena, con tutta la grinta della sua fulgida giovinezza, una selezione di quei caratteri e caricature che lo avevano reso noto in programmi televisivi quali “NO STOP”.

Il comico romano ha un vero e proprio sesto senso. Con avidità, con certosina osservazione sa frugare e afferrare divinamente fra la dissemina di uomini singolari, facce rilevanti, gesti peculiari, tic strani, manie curiose, discorsi eccentrici, anime colorate, presenze che non passano inosservate: un ampio umanitario che si aggira per le strade, sugli autobus, nei bar, che discorrono di fatti (e come ne discorrono) che si fanno ascoltare e si fanno guardare, mentre si avviano per la loro ermetica esistenza ignari della loro vistosità.

Sono tante le persone così e il bello è che non sanno di esserlo(io stesso che vi scrivo di cinema comico giurerei di essere una persona seria e posata, dai modi pacati, dai ragionamenti razionali, dalla voce aggraziata…ma non si può mai esserne veramente sicuri).

Dicevamo dell’abilità di Carlo Verdone nel saper ricreare con tanto fiuto, garbo e anche affetto l’umanità di cui abbiamo detto. Al debutto di UN SACCO BELLO non solo come attore ma anche come regista dimostra di avere la mano sicura.
Prodotto da Sergio Leone, musicato da Ennio Morricone, sceneggiato (oltre che da Verdone) da Leo Benvenuti e Piero De Bernardi. Non si può dire che per il suo primo film Verdone non abbia avuto il meglio.

Tante scene cult. Quasi tutte le caratterizzazioni di Verdone sono azzeccate, divertenti e non prive di un certo senso di disperazione.

Siamo nel giorno di ferragosto in una Roma in disarmo. Per il fiero spavaldo bullo Ezio comincia il rito della vestizione: e’ in programma un viaggio in Cracovia dove le dolci avventure sono facili e a buon mercato. Qui Verdone, nel rendere balordo Ezio, non lesina nulla della sua sottigliezza. La balordaggine si fa addirittura fiammeggiante quando Ezio si esibisce in macabri racconti di necroraccapriccianti morti accidentali…

Meno riuscito è l’episodio di Leo che deve andare dalla madre a Ladispoli ma si imbatte in una ragazza spagnola…Tale personaggio è ingenuo, petulante e noioso quanto l’episodio e qui c’è uno scompenso perché questa oltre a essere la storia meno riuscita è anche quella più lunga…
La storia migliore invece è quella di Ruggero che ha lasciato la casa per diventare Hippy…Qui Verdone è spassoso in tutti i personaggi che interpreta (Ruggero, Padre Alfio, il professore, Anselmo) così come spassosa è anche Isabella De Bernardi in ogni cosa che dice…Ma a tenere banco è l’indimenticabile Mario Brega dai repentini cambi di registro…Di lui in genere ci si limita a scrivere che è stato il re dei coatti e dei supercafoni…ma meriterebbe molto più…lui che veniva scritturato per rappresentare la romanità più vera, quella migliore, quella dal cuore ora rude e ora fiorinato, dalla mano che può essere a seconda de fero o de piuma…La grande trovata del film è stato di mettere lo spirito della sua profonda anima romanesca di fronte alle problematiche giovanili di ragazzi che hanno fondato una comunità agricola alternativa all’inquinamento urbano…Ecco alcune delle sue considerazioni a proposito: “MA CHE SETE ‘NA SETTA, NA TRIBU’, LI CARBONARI, LI MASONI???”…”A ZOCCOLE’ IO NON SO’ COMUNISTA COSI’: IO SO COMUNISTA COSI’!!!”…”MA LO SENTE PADRE L’HA CHIAMATO PURE AMORE…MA LI MORTACCI”…”AH, DON ALFIO ME LO CHIAMI PRETE? E N’OMO DE CHIESA CO DU COSI COSI’ A RUGGE’!!!”…”DI QUESTO PASSO PURE LEI PADRE CE SE BUTTA DENTRO A QUELLA PISCINA…COL COSO DE FORI”…”MANCO LO VOGLIO SAPE’ ‘NDO’ ANNATE A DORMI’: ME VENGONO I BRIVIDI”