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CONTINUAVANO A CHIAMARLO TRINITA' (Trinity is still my name)

Regia E.B. Clucher - Con Terence Hill, Bud Spencer, Harry Carey Jr, Jessica Dublin, Yanti Somer, Dana Ghia, Toni Norton, Enzo Tarascio, Gerard Landry, Gigi Bonos - durata 94 minuti.

Sublime Trinità.
L’avevamo lasciato coricato alla rudimentale lettiga mentre si avviava per l’orizzonte alla ricerca di nuove peripezie.

Ora lo ritroviamo nello stesso sgargiante abbandono ad errare per il deserto trainato dal medesimo cavallo, che sembra un ronzino ma è un buon cavallo.

Trinità è un uomo beato: il deserto pare essere il suo Eden, l’accidia pare essere il suo godimento. Al suo apparire - già in lontananza - non può non sollevarsi una dolce melodia…anzi, molto più di una melodia…a sollevarsi è una musica dei mitici De Angelis brothers (l’inconfondile stile delle loro musiche si è sempre armonizzato con l’immagine di vivace spensieratezza del Terence Hill dei bei tempi…).

Quando poi Trinità apre il cielo dei suoi occhi, la musica non serve più e quindi cessa.

Trinità si stiracchia, sbadiglia al suo universo e senza promesse da mantenere, senza scommesse da temere, sorride scanzonato a quel che gli stà intorno. Sorride sempre.

E mentre sorride magari pensa a cosa inventarsi per far uscire dai gangheri il grosso, rude, bifolco, selvaggio, scapigliato, barbuto, fosco quanto Trinità solare, irascibile ma in fondo buono…anzi, irascibile non lo sarebbe affatto…che di natura sarebbe addirittura placido (si chiama BAMBINO), nient’altro chiederebbe che essere lasciato tranquillo e solitario…ma è Trinità ad esasperarlo e stuzzicarlo in continuazione…

Ma i due fratelli sanno anche essere uniti.

E’ buona regola di ogni buon film Western quella di tempestare con tanti amorali farabutti il cammino dell’eroe…Con Trinità e Bambino i farabutti si fanno addirittura “Cattivoni”, duri pistoleri dall’aspetto maestosamente plastico, truci sceriffi che alla domanda “MA SIETE SEMPRE COSI’ ALLEGRO?”, rispondono:”NO, QUALCHE VOLTA MI ARRABBIO”, impassibili giocatori bari (TONI NORTON) e pistoleri dal nome solenne “STINGARY SMITH” che se li fai arrabbiare al solo alzarsi dalla sedia si odono tocchi di campana a morto (nel film precedente a questo avevamo MORTIMER il cui livello di epica era talmente elevato che non si ribassava a toccare una vile maniglia…e la porta gliela apriva il compare)…

Ma tutti questi signori, in fondo, non sono altro che signori ingaggiati per prendere delle gran botte. Infatti, al cospetto di Bambino e Trinità, ecco che si sfaldano uno dopo l’altro, si trasmutano in esseri grotteschi, inabili esserucci…Diciamo pure - volendo lavorare di metafora - che si presentano come aquile in cielo e si congedano come gallinacci in terra…

Smantellare i gradassi, è questa l’attività preferita di Trinità e Bambino…e da questo - ma non solo - nasce la loro comicità così inedita (i comici in genere sono uomini imbranati) ed inimitabile (tutti i tentativi di imitare Bud e Terence sono stati un disastro).
Terence Hill e Bud Spencer dei bei tempi, sono due autentici animali cinematografici: possiedono doti clownesche, hanno agilità e precisione mimica, sanno applicare le gag fisiche, hanno il senso della comicità ma anche del conflitto, e sanno conferire ai loro personaggi luminosità e romanticismo…
In “CONTIUNAVANO A CHIAMARLO TRINITA’ ” ci sono scene indimenticabili come quella della partita a poker o quella della mangiata al ristorante di lusso (scena che i Blues Brothers, con esiti meno felici, hanno copiato o omaggiato) girate da E.B.Clucher con abilità degna di un Howard Hawks o di un Don Siegel (che nessuno si azzardi a mettere in dubbio la mia parola…ho le prove)

Sublime Trinità.

Ora Terence Hill ha sostituito il cavallo con una bici, le pistole con una tonaca, l’America con Gubbio, il romanticismo con il buonismo e la scanzonatura con i palinsesti televisivi. E non è più la stessa cosa…

Ma io a Trinità me lo immagino che ancora va errando per il deserto appisolato alla lettiga in cerca di peripezie.

Gli esseri umani non hanno diritto all’eternità, ma gli eroi cinematografici sì. E Trinità che si trascina nell’ozio, in perfetta armonia con l’universo, rifulge ancora e rifulgerà sempre.

Sublime Trinità, eroe cinematografico scanzonato.