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ABOUT A BOY

USA-GB 2002 - Regia Paul e Chris Weitz - Hugh Grant, Nicholas Hoult, Toni Colette, Rachel Weisz, Victoria Smurfit - Durata 101 minuti.

about e boy

Hugh Grant è attore-divo- produttore (uno dei pochi a
potersi fregiare di tale titolo) e ha piena facoltà di poter essere
protagonista di qualsiasi progetto che lo ispiri e, allo stesso tempo,
non ha grandi sogni da appagare. Così, fra una sfogliata di copione
all’altra, può succedere che ad ispirare la sua eclettica mancanza
di ambizioni possa essere un bel romanzo di popolar successo scritto da
Nick Horbnby.

Perché questo romanzo ha colpito Hugh Grant? Sentite un po’
chi è il protagonista.

Il protagonista è un  superficiale che vive di rendita
e si ciondola in giro straziato fra le problematiche di una vita piena
di donne ma priva di preoccupazioni, oneri, valori spirituali e ambizioni.

Capita l’antifona? Questi sono i personaggi con cui Hugh Grant sente
di potersi identificare. Sarà forse un uomo un po’ rammollito e
privo di ambizioni ma è intelligente, oltre che bravo attore, e ha
imparato a capire di cosa ha bisogno per far breccia su se stesso oltre
che sul pubblico.

Dicevamo del protagonista. Questo quarantenne ricco di soldi e indaffarato
d’ozio mentre dribbla i problemi ama ripetersi :”Ogni uomo è
come un’isola”.
Un simpatico mascalzone nullafacente quindi.

Ma che razza di messaggio è mai questo?” potrebbe giustamente
chiedersi a gran voce il pubblico composto per la maggior parte da seri
lavoratori. Il mondo non è ancora maturo per simili morali. E infatti
il fim prende presto un binario - e ci mancherebbe altro - politicamente
corretto.

Ecco che il nostro protagonista a furia di lacerarsi fra una mancanza
di responsabilità all’altra finisce per ostruirsi il flusso libertino
con l’incontro di un bambino di undici anni.

Mettere insieme un bambino a un adulto mattacchione bambinone è
una cosa che al cinema ha sempre funzionato. Ma attenzione…Qui la faccenda
non è così semplicistica…Il bambino non è il solito
birbantello….è un bambino problematico, deriso dai coetani, incompreso
da una madre lunatica (resa bene dalla brava Toni Collette). Anche i rapporti
con l’adulto Hugh Grant non sono facili…Il bambino vorrebbe considerare
Grant come un padre ma Grant è restio a prendersi cura di lui. Ed
è spesso brusco.

Ma la redenzione di Hugh Grant non può mancare, così
come non può mancare il lieto fine che vede finalmente il bambino
normalizzato…Una morale un po’ inquietante, quasi collodiana, che a qualcuno
(ma solo a qualcuno) può sollevare questo interrogativo: “Ma
qual’è il bambino lobotomizzato? Quello sfigato che ha il coraggio
di cantare la canzone alla mamma fra gli sghignazzi dei coetani, o quello
uniformato alla fine del film che porta gli stessi vestiti e ascolta la
stessa musica di tutti i suoi coetani?

Ma alla fine, quello che rimane di questo film, è l’interpretazione
di Hugh Grant bravo a rendere piacevole un cinico, odioso, arrogante, baldanzoso
nullafacente.

L’attore inglese non avrà ambizioni, ma, Ahimé, talento
sì.