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MISERIA E NOBILTA'

Italia 1954 - Regia Mario Mattoli - Con Totò, Enzo Turco, Dolores Palumbo, Carlo Croccolo, Sofia Loren, Liana Billi, Valeria Moriconi, Gianni Cavalieri, Giuseppe Porelli, Franco Sportelli, Franco Pastorino, Enzo Petito, Nicola Maldacea Jr - durata 95 minuti.

Miseria e nobiltà

Totò che si misura con  
il capolavoro di Eduardo Scarpetta, la sua maschera contrapposta
a quella di Felice Sciosciammocca, la sua inarrestabile irruenza
tenuta a freno e condotta per mano dalla ferrea compostezza di Mario
Mattoli
(probabilmente il miglior regista di Totò).

Le conseguenze sono state benefiche e memorabili.
MISERIA E NOBILTA‘ è una perfetta commedia che nella sua
composizione si serve - come in pura tradizione da commedia dell’arte -
del più salubre degli elementi drammaturgici, lì dove la
comicità sa scoccare i suoi più sani e fantastici dardi:
LA FAME.

La fame nella comicità ha sempre pagato, è la sua salute.
Quella bella fame di estrazione popolare di una volta di cui i comici si
sono sempre serviti. Perché la risata è spesso cinica e si
annida meglio dove c’è un fondo di disperazione. Il dramma della
fame, che muove gli espedienti del comico, ci passa come una gaia brezza
e più gli espedienti del comico trovano difficoltà e non
vanno a buon fine e più noi ridiamo. Che ci possino….

Nella fame di MISERIA E NOBILTA‘ - che per tutti ormai è
il film di Totò -  invece non ci sono espedienti (almeno nella
prima parte). I personaggi preferiscono lasciarsi scivolare nell’inerzia
e nel battibecco. Dividono una malfamata coabitazione fatta di stenti e
miserie senza opporre alcuna reazione…Gli unici espedienti di cui sono
capaci soni i famigerati PEGNI ma da impegnare non rimane che il
Paltò del matrimonio di Pasquale.

Il Pasquale per eccellenza della storia di MISERIA E NOBILTA
rimane sicuramente quello del grande  Enzo Turco, il fotografo
(nella commedia originale salassatore) che si sforza di mantenersi dignitoso
anche nella ristrettezza della miseria in cui è piombato con il
suo mestiere in ribasso. E’ lui ovviamente il bersaglio principale degli
sfottò di Totò. Enzo Turco, che era un attore molto bravo,
sapeva seguire con discrezione Totò ma al momento giusto sapeva
anche prendere le redini della scena e dire “FERMI TUTTI ADESSO COMANDO
IO”. Successe con il suo famosissimo monologo sul paltò del matrimonio
da impegnare, un monologo che è uno sprazzo di virtuosismo composto
e poderoso, il meraviglioso tormentone “altrimenti DESISTI” (riferito
a ciò che Totò dovrebbe comprare con quel paltò) infilato
come rivendicazione del diritto al gusto sofisticato, la tetra ristrettezza
trasformata in gran delirio illusorio di schizzinoseria. Alla fine del
quale è pronto lo sfottò di Totò :” ma qua dentro
ci fosse il paltò di Napoleone”.

E’ il momento più memorabile, ma ce ne sono tanti altri: Pasquale
che dice: “Qui si mangia pane e veleno” e Totò che
risponde: “no, solo veleno“…Totò che dice: “cuoco…che
bella parola
” …Cuochi che compaiono e apparecchiano la tavola
e sembrano un miraggio… Totò che infila gli spaghetti in tasca…La
venerazione e la commozione che prova l’ex cuoco arricchito Gaetano Semmolone(Gianni
Cavalieri
)  nel trovarsi di fronte ai nobili…Toto’ vestito da
nobile che dice con disgusto aristocratico “basta. basta
alle baggianate cerimoniose di Semmolone…Il “bellezza mia
di Carlo Croccolo, altro grande satanasso delle recitazione,
la dirompenza dell’indimenticabile Dolores Palumbo, la veemenza
di
Sophia Loren, la bellezza di Valeria Moriconi…e poi l’umano
Vincenzo di Franco Sportelli e il “Vicienzo me padre a me
del piccolo Franco Melidoni, il Marchese Favetti Giuseppe Porelli….
e soprattutto la regia di Mario Mattoli che non lascia mai travolgere
il film dai facilonismi della comicità in cui i grandi comici napoletani
(e probabilmente Totò senza Mattoli non avrebbe fatto eccezione)
amano rotolarsi quando hanno a che fare con l’universale MISERIA E NOBILTA’.