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IL GRANDE DITTATORE (The great dictator)

USA 1940 - Regia Charlie Chaplin - Con Charlie Chaplin, Paulette Goddard, Jack Oakie, Grace Hale, Reginald Gardiner, Henry Daniel, Billy Gilbert - Durata 126 minuti.

il grande dittatore

la libertà è caduta a capofitto
e l’umanità è stata presa a calci nel sedere
” cita
l’inizio de IL GRANDE DITTATORE.

Il mondo andava prendendo sempre più un lugubre colorito. Charlie
Chaplin,
da quell’incallito maestro di satira che era, non riuscì
ad esimersi dall’esprimere tutto il suo dissenso. Decise di farsi portavoce
degli oppressi e Hitler, con i suoi spropositi di razza ariana, sarebbe
stato l’oggetto principale dei suoi sberleffi.

In seguito Chaplin ebbe il pudore di dire che al momento di girare
il film era ignaro dell’esistenza di lager e deportazioni varie e se solo
avesse immaginato un simile orrore avrebbe evitato ogni tono comico. Lo
disse e fece bene a dirlo. Ma di fatto il film è un inno alla libertà
e all’amore. Forse è il più valoroso esempio di film di coscienza
impegnata, di denuncia politica, di condanna ai soprusi. Nulla di irrispettoso
ha nei confronti della tragedia.  Semmai lo è  nei confronti
del grande dittatore Hitler che viene messo in caricatura in tutti i suoi
capricci, in tutte le sue bizze, i suoi isterismi. Democrazia Stunk
urla al popolo che lo acclama mentre sin’anche i microfoni arretrano
al suo cospetto. Il grande dittatore coi baffetti ha quasi un animo candido.
Guarda il mappamondo e si immagina imperatore del mondo. E’ lieve il pensiero
e il mondo gli volteggia intorno, libra nell’aria, rotondo, docile, danza
sulle lievi note del LHOENGRIN di Wagner , ma
gioca e gioca e il mappamondo gli esplode fra le mani….GENIALE.

La vita del grande dittatore scorre parallelea a quella del suo sosia
Charlot, un barbiere che svolge un’attività di propaganda
antinazista con Hannah, la ragazza di cui è innamorato. Come
in ogni film di Chaplin c’è spazio, oltre che per la comicità,
per tanto sentimento. “Guarda quella stella, non è bella?
Hynkel con tutto il suo potere non può toccarla”
dice Hannah
interpretata dalla bravissima Paulette Goddard.

E poi quel gran finale…

Hannah mi senti? Ovunque tu sia, alza gli occhi e guarda verso
il cielo”
. Retorica o lirica che sia (noi di cinema comico propendiamo
per la seconda) è un palpitante grido, il primo e ultimo discorso
parlato di Charlot, il suo congedo dal cinema. Bellissimo, toccante, da
forte commozione. Uno squarcio di luce nel cielo infoschito, un soffio
di speranza opposto al maleficio dei venti di guerra. Un confronto impari.
Gli uomini che fanno la storia quando decidono di fare la storia non si
fermano certo di fronte un film…Hitler, poi, non aveva proprio una grandissima
simpatia per quel suo quasi sosia attore…amabilmente lo definiva uno
sporco ebreo (ma Chaplin non era ebreo) e ai suoi film preferiva quelli
della regista Leni Riefenstahl. E lo squarcio di luce, il
soffio di speranza levati da Charlot furono ingoiati in un sol boccone
dall’orrore mentre il mondo faceva la sua discesa nell’inferno.