
GLORIABABBI, ZENIT….Sono parole che suonano strane ma attirano sciame e sciame di pubblico. Soprattutto giovane.
GLORIABABBI è il nome e marchio di garanzia di una compagnia di attori tutto sommato ancora giovani.
ZENIT è il titolo che ha assunto l’ultimo spettacolo che il GLORIABABBI ha messo in scena.
I teatri che ospitano ciò sono gremiti.
L’ultimo in ordine di tempo è stato il teatro SALA UNO di Roma.
Di Zenit l’autore e regista Giampiero Rappa dice : ” Zenit è nato dal racconto di Raffaele, un mio carissimo amico che ha prestato servizio come obiettore di coscienza presso una comunità di ragazzi bordeline…. Tutto mi sembrava un concentrato di vita sincera, spietata, disperata e al tempo stesso sconosciuta al mondo esterno. Il tutto mi sembrava estremamente importante, necessario. Bisognava raccontare questa storia…”
Bisognava eccome. Quelli del GLORIABABBI sono ragazzi zelanti che il teatro lo sanno fare molto bene. Date loro un qualsiasi argomento che abbia un senso, una missione che gli solletichi il midollo, e ne verrà fuori uno splendido teatro vivo e vegeto.
Così è stato ,più o meno, per tutti i loro spettacoli: “GABRIELE; DUE FRATELLI; TAKE ME AWAY”.
Adesso è il turno di ZENIT che ci fa entrare nel pieno di una comunità di quattro ragazzi affetti da disagi psichici (Giampiero Rappa, Andrea Di Casa, Sergio Grossini, Eva Cambiale), con loro due educatori affetti anche essi da disagi psichici (Mauro Pescio e Elena Ferrari). Poi arriva un nuovo educatore (Filippo Dini) affetto dal disagio di trovarsi di fronte a ragazzi affetti da disagio.
E’ il nuovo educatore il perno dello spettacolo. Tutto ruota attraverso il suo disagio, lo sbigottimento, l’imbarazzo, il terrore e poi il disperato tentativo di reagire, di prendere in mano la situazione.
Con un intreccio e uno sviluppo scarno, Zenit sa creare momenti di dolore e di commozione forte ma, spesso e volentieri, concede anche il fiore della risata grassa. Il tutto distribuito con il consueto rigoroso equilibrio che contraddistingue il GLORIABABBI.
E poi, immagini solenni, plastiche che richiamano alla scultura. Il furioso JimMorrisiano Andrea di Casa che a petto nudo brandisce una cintura dei pantaloni (A CURREA come si dice dalle mie parti), si erge come un monumento ai caduti.
Già, Andrea Di Casa. Ruvido e vibrante attore di classe. Bravissimo. Così come Filippo Dini, capace di capitalizzare la scena solo attraverso la passività del suo sguardo visibile sin dall’ultima fila (dove ero seduto). Così come Eva Cambiale che recita con grande forza e densità. Sono loro tre a svettare di una spanna su un collettivo eccellente.
Comunque Zenit a me e al pubblico è piaciuto molto. E Dio abbi in gloria il GLORIABABBI che lo ha messo in scena, Giampiero Rappa che lo ha scritto e il suo carissimo amico, obiettore di coscienza, Raffaele che lo ha ispirato

Alessia Mocci








