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L’esorcismo tra scienza e fede

Scienza e chiesa, fede e giustizia. The exorcism of Emily Rose parte come un horror, ma diventa presto un film che vuole indagare a fondo sul sottile confine tra ragione e religione.

Come è possibile vedere un esorcismo nei sintomi di quella che può comunemente essere definita una malattia? Un avvocato agnostico, una brava Laura Linney, deve difendere un prete accusato di omicidio colposo avvenuto durante un esorcismo. Ma sulla sua strada trova un avvocato religioso e credente, un irriconoscibile Campbell Scott, che si vede costretto dalla sua posizione a smontare la tesi dell’esorcismo a favore della scienza. Quindi a cosa ci si trova di fronte oggi? A una Chiesa che tenta sempre più di spiegare con metodi scientifici quelli che una volta erano definiti simboli religiosi, oppure c’è una società che è alla continua ricerca di punti di riferimento e, seppur non credente, non accetta fino in fondo non vi sia nulla oltre ciò che è visibile?

Queste domande sono alla base di un film ispirato a una storia vera, quella di Emily Rose, il cui esorcismo da parte di un prete che le ha consigliato di non prendere più medicine contro una strana forma di epilessia, ha portato la ragazza alla morte.
Negli Stati Uniti il film è stato un vero caso: non è un horror nel classico termine del cinema, ma un thriller con venature horror che si svolge tutto tra un’aula di tribunale e continui flashback (a volte un po’ pesanti, ma comunque quasi mai banali). Un “legal horror” che fa uscire la pellicola dal genere per teenager e che cerca di non assomigliare troppo all’immaginario collettivo dato da quella pietra miliare che è L’esorcista.

Emily Rose ha ottenuto un buon successo anche in Italia nella sua prima settimana di programmazione, finendo ai primi posti della classifica settimanale battendo anche il kolossal nostrano Romanzo Criminale. Probabilmente anche per l’Italia potrebbe essere il momento per far tornare in auge un genere, l’horror, di cui negli anni ’70 e ’80 siamo stati maestri.

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