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Rivelazione mesmerica - Mesmeric Revelation (1844) 13

Edgar Allan Poe

Quali che possano essere i dubbi che si nutrono sulla base razionale del mesmerismo, i suoi fatti sorprendenti sono ora quasi universalmente ammessi. D’altra parte quelli che dubitano di questi ultimi sono dubitatori di professione, una congrega di inutili e screditati individui. Non c’è maggiore perdita di tempo del voler dimostrare oggi, che un uomo per semplice esercizio della volontà, possa influenzare un suo simile al punto di ridurlo in uno stato anormale, nel quale si manifestano fenomeni molto vicini alla morte, molto più vicini di quelli di qualsiasi altra condizione normale a nostra conoscenza; che in queste condizioni, colui che è stato influenzato, utilizza con sforzo e quindi con deboli risultati, gli organi di senso esterni, mentre avverte, con raffinata ed acuta percezione e attraverso canali che si suppongono sconosciuti, cose che stanno fuori della portata degli organi fisici; che, le sue facoltà intellettive, inoltre, sono meravigliosamente accresciute; che la sua simpatia per la persona che ha esercitato su di lui la sua influenza è profonda; e, infine, la sua suscettibilità a tale influenza cresce in ragione diretta della frequenza con cui essa viene esercitata, mentre, nella stessa proporzione, i fenomeni particolari che ne derivano divengono più estesi e più intensi.
Affermo che sarebbe superfluo voler dimostrare queste che sono le leggi del mesmerismo in senso generale, ne infliggerò ai miei lettori una dimostrazione oggi inutile. Il mio scopo è ora ben differente. Mi sento costretto, anche a dispetto dei pregiudizi del mondo, a dettagliare, senza commento, la sostanza rilevante di un colloquio avvenuto tra un ipnotizzato e me stesso.
Da lunga data avevo l’abitudine di mesmerizzare la persona in questione (il signor Vankirk) e l’usuale acuta sensibilità ed esaltazione della percezione mesmerica si era già manifestata. Da molti mesi egli era ammalato di una tisi in stadio avanzato, e gli effetti più devastanti della malattia erano stati attenuati dalle mie manipolazioni. Nella notte di mercoledì quindici corrente, fui chiamato al suo capezzale.
L’ammalato soffriva di un dolore acuto nella regione del cuore e respirava a fatica, presentando tutti i caratteristici sintomi dell’asma. Negli spasmi di questo tipo aveva di solito trovato qualche sollievo nelle applicazioni di senapismi ai centri nervosi, ma quella notte tali interventi erano risultati vani. Appena entrato nella sua stanza, mi accolse con un vivace sorriso e, sebbene sofferente di acuti dolori fisici, sembrava m buone condizioni mentali.
«Ho chiesto di lei stanotte», disse, «non tanto perché porti sollievo al mio corpo, quanto per rassicurarmi in merito a taluni turbamenti psichici che, recentemente, mi hanno causato grande ansietà mista a sorpresa. Non c’è bisogno che le dica quanto sia stato finora scettico in merito alla questione dell’immortalità dell’anima. Non posso tuttavia negare che proprio in fondo a quell’anima, che negavo di avere, c’era una confusa mezza idea della sua esistenza. In realtà questa mezza idea non è mai giunta a convinzione, con essa la mia ragione non aveva niente a che fare. Tutti i tentativi di indagine su basi logiche hanno invece avuto come risultato di lasciarmi più scettico di prima. Sono stato consigliato di studiare Cousin, e ho studiato sia i suoi lavori originali che quelli dei suoi seguaci europei e americani. Mi hanno messo, per esempio, tra le mani il Charles Elwood del signor Brownson e l’ho letto con grande attenzione. Nel suo complesso l’ho trovato logico, ma le parti non puramente logiche, erano malauguratamente le argomentazioni iniziali del miscredente protagonista del libro. Tirando le somme, mi è sembrato evidente che il pensatore non fosse riuscito nemmeno a convincere se stesso. La conclusione aveva semplicemente dimenticato l’inizio del libro, come avviene al governo di Trinculo. In breve, non mi ci volle molto a comprendere che se l’uomo deve essere convinto intellettualmente della propria immortalità, non lo sarà mai per le mere astrazioni che per tanto tempo sono state in voga tra i moralisti di Inghilterra, Francia, Germania. Le astrazioni possono divertire o istruire ma non hanno presa sulla mente. Qui sulla terra, la filosofia, ne sono persuaso, ci inviterà sempre invano a considerare le qualità come cose concrete. La volontà potrà forse dichiararsi d’accordo - l’anima - l’intelletto mai.

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