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Rivelazione mesmerica - Mesmeric Revelation (1844) 23

edgar allan poe

Ripeto quindi che sono arrivato a sentire soltanto a metà, mai al convincimento intellettuale. Ultimamente c’è stato tuttavia un approfondimento di questa sensazione, al punto che mi è sembrato arrivasse quasi all’acquiescenza della ragione e non vedevo più tanta differenza tra le due. Sento di poter attribuire anche questo all’effetto dell’influenza mesmerica. Non posso spiegarmelo, se non con l’ipotesi che l’esaltazione mesmerica mi mette in condizione di percepire una sequenza logica che, nel mio stato anormale, risulta convincente ma, come tutti i fenomeni mesmerici, non dura nella condizione normale, se non per i suoi effetti. Nel sonno me-smerico i ragionamenti e le conclusioni - cioè la causa ed il suo effetto - sono presenti insieme, nella mia condizione naturale, la causa svanisce e rimane soltanto l’effetto e forse solo parzialmente.
Queste considerazioni mi hanno indotto a pensare che si possano ottenere buoni risultati da una serie di domande ben mirate da rivolgermi durante il sonno mesmerico. Lei ha spesso osservato la profonda conoscenza di sé che si riscontra nell’ipnotizzato… la vasta conoscenza che egli dimostra su tutti i punti relativi allo stato mesmerico stesso; da tale conoscenza di sé si possono dedurre gli spunti per una adeguata forma di interrogatorio.»
Consentii senz’altro ad effettuare l’esperimento e con poche manipolazioni il signor Vankirk cadde nel sonno mesmerico. Il suo respiro divenne immediatamente più tranquillo e sembrò non soffrire più disagi fisici.
Cominciò cosi la seguente conversazione. V. nel dialogo rappresenta il paziente, P. me stesso.
P. «E addormentato?»
V. «Sì… no, veramente vorrei dormire più profondamente.»
P. (Dopo nuove manipolazioni.) «Dorme ora?»
V. «Sì.»
P. «Come crede si risolverà la sua attuale malattia?»
V. (Dopo lunga esitazione e parlando con un certo sforzo). «Debbo morire.»
P. «L’idea della morte la affligge?»
V. (Prontamente). «No… no!»
P. «Le piace?»
V. «Se fossi sveglio preferirei morire, ma ora non importa. Lo stato di mesmerico è così vicino alla morte da bastarmi.»
P. «Desidero che si spieghi, signor Vankirk.»
V. «Vorrei farlo, ma questo richiede uno sforzo superiore alle mie forze. Lei non mi fa le domande giuste.»
P. «Cosa le debbo chiedere?»
V. «Deve cominciare dal principio.»
P. «Il principio! Ma dov’è il principio?»
V. «Sa che il principio è DIO.» (Questo fu detto con un tono basso, esitante, mostrando chiari segni di una profonda venerazione).
P. «Che cos’è dunque Dio?»
V. (Esitando per molti minuti). «Non sono in grado di dirlo.»
P. «Dio non è puro spirito?»
V. «Quando ero sveglio sapevo cosa intende per “spirito”, ma ora mi sembra soltanto una parola… come, ad esempio, la bellezza, la verità… in sostanza una qualità.»
P. «Dio non è immateriale?»
V. «Non esiste l’immaterialità; è soltanto una parola. Quello che non è materia, non esiste e basta… a meno che le qualità siano cose.»
P. «Allora Dio è materiale?»
V. «No.» (Questa risposta mi stupì non poco).
P. «Allora cos’è?»
V. (Dopo una lunga pausa, mormorando). «Vedo, ma è difficile a dirsi (un’altra lunga pausa). Non è spirito, perché esiste. Non è materia, nel senso che intende lei. Ma ci sono stadi della materia dei quali l’uomo non sa niente; il più denso spinge il più sottile, e quest’ultimo permea il più denso. L’atmosfera, ad esempio, dà impulso all’elettricità e questa si diffonde nell’atmosfera. Questi stadi della materia sono via via più rarefatti e assottigliati finché arriviamo a una materia non articolata - indivisibile - una. In tale stadio la legge dell’impulso e della permeazione si modifica. La materia finale, non particolata, non solo permea di sé tutte le cose, ma dà impulso a tutte le cose e quindi è tutte le cose di sé. Questa materia è Dio. Quello che gli uomini tentano di incorporare nella parola “pensiero” è questa materia in movimento.»
P. «I metafisici sostengono che tutte le azioni sono riducibili al moto ed al pensare e che il secondo è l’origine del primo.»
V. «Sì e ora vedo la confusione delle idee. Il moto è l’azione della mente, non del pensare. La materia non particolata, o Dio, in stato di quiete è (almeno per quanto possiamo capirne) quello che gli uomini chiamano mente. Il potere di auto-movimento (equivalente in effetto alla umana volizione) è, nella materia imparticolata, il risultato della sua unità e onniprevalenza; in qual modo, non lo so e ora vedo chiaramente che non lo saprò mai. Tuttavia la materia imparticolata, messa in moto da un principio o da una qualità che esiste in lei stessa, è il pensare.»
P. «Non può darmi un’idea più precisa di quello che intende per materia imparticolata?»
V. «Le materie di cui l’uomo ha conoscenza sfuggono alla sua percezione sensoria per gradi. Abbiamo, ad esempio, un metallo, un pezzo di legno, una goccia d’acqua, l’atmosfera, un gas, il calore, l’elettricità, l’etere luminoso. Chiamiamo tutte queste cose materia e comprendiamo tutti i materiali in questa unica definizione, eppure non esistono due concetti più nettamente distinti di quello di metallo e di etere luminoso. Quando arriviamo a quest’ultimo, abbiamo quasi la tentazione irresistibile di classificarlo come spirito, o come nulla. L’unica considerazione che ci limita è la nostra concezione della sua struttura atomica, e anche qui dobbiamo ricorrere all’ausilio della nostra nozione di atomo come di qualcosa di dimensioni infinitesime dotato tuttavia di solidità e tangibilità e peso. Se si scarta l’idea della costituzione atomica, non siamo in grado di definire l’etere come una entità o, almeno, come materia; il modo migliore per definirlo è chiamarlo Spirito. Facciamo ora un passo al di là dell’etere, cerchiamo di concepire una materia più rarefatta dell’etere di quanto questa lo è del metallo e arriveremo finalmente (a dispetto di tutti i dogmi scolastici) alla massa continua… alla materia indivisibile. Poiché nonostante si possa ammettere l’infinita piccolezza degli atomi, è assurdo che gli spazi tra loro siano infinitamente piccoli. Ci sarà un punto… un livello di rarefazione nel quale il numero degli atomi sarà sufficientemente alto da eliminare gli interspazi e la massa sarà assolutamente coalescente. Se si prescinde dalla considerazione della costituzione atomica, la natura della massa inevitabilmente scivola in quello che chiamiamo spirito. E chiaro, per contro, che essa resta pienamente materia. La verità è che è impossibile concepire lo spirito in quanto è impossibile immaginare ciò che non è. Quando ci lusinghiamo di aver formulato la sua concezione, abbiamo semplicemente ingannato la nostra intelligenza con la considerazione della materia infinitamente rarefatta.»
P. «Mi sembra ci sia una obiezione insormontabile all’idea di assoluta coalescenza; ed è la leggerissima resistenza incontrata dai corpi celesti nelle loro rivoluzioni nello spazio - una resistenza ora accertata, che esiste in qualche misura, anche se è cosi leggera da essere sfuggita del tutto perfino alla sapienza di Newton. Sappiamo che la resistenza dei corpi è sostanzialmente proporzionale alla loro densità. Coalescenza assoluta vuol dire densità massima, dove non ci sono interspazi non ci può essere permeabilità. Un etere assolutamente denso costituirebbe un ostacolo infinitamente più efficace al moto delle stelle che non un etere di diamante o di ferro.»
V. «Alla sua obiezione si può rispondere con una facilità pari alla sua apparente inconfutabilità. Per quanto riguarda il moto delle stelle, non c’è nessuna differenza se è la stella a passare attraverso l’etere o l’etere attraverso la stella. Non c’è errore astronomico più inspiegabile di quello che ricollega il noto ritardo delle comete all’idea di un loro passaggio attraverso un etere; perché, per rarefatto che possa essere tale etere, causerebbe comunque l’arresto di ogni rivoluzione delle stelle in un periodo di tempo assai più breve di quello che è stato ammesso dagli astronomi che si sono sforzati di sorvolare su un punto che non riuscivano a comprendere. Il ritardo effettivamente sperimentato è quello che ci si può aspettare per effetto dell’attrito dell’etere nel suo passaggio attraverso l’astro. In un caso la forza ritardante è momentanea e completa in sé, nell’altro è accumulativa all’infinito.»
P. «Ma in tutto ciò, nella identificazione di pura materia con Dio, non c’è un che di irriverente?» (Fui costretto a ripetere questa domanda prima che il paziente mesmerizzato ne comprendesse pienamente il significato).

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