Questo sito contribuisce alla audience di

Rivelazione mesmerica - Mesmeric Revelation (1844) 3/3

Edgar Allan Poe

V. «Può dirmi perché la materia dovrebbe essere meno rispettata della mente? Lei dimentica che la materia di cui parlo è proprio “la mente” o “lo spirito” delle scuole, per quanto attiene le sue capacità superiori e contemporaneamente è la “materia” di queste stesse scuole. Dio, con tutti i poteri attribuiti allo spirito è in sostanza la sublimazione della materia.»
P. «Lei asserisce, dunque, che la materia imparticolata, in moto, è il pensiero?»
V. «In generale, questo moto è il pensiero universale della mente universale. Questo pensiero crea. Tutte le cose create sono quindi pensieri di Dio.»
P. «Lei dice “in generale”.»
V. «Sì. La mente universale è Dio. Per nuove individualità è necessaria la materia.»
P. «Ma ora lei parla di “mente” e di “materia” come fanno i metafisici.»
V. «Sì… per evitare confusione. Quando dico “mente” intendo materia imparticolata, materia ultima; per “materia” intendo tutte le altre forme.»
P. «Stava dicendo “per nuove individualità è necessaria la materia”.»
V. «Sì, perché la mente incorporea è semplicemente Dio. Per creare individualità, esseri pensanti, è stato necessario incarnare parti della mente divina. Così l’uomo è individualizzato. Spogliato della veste corporea, era Dio. Ora il moto particolare delle particelle incarnate della materia imparticolata è il pensiero dell’uomo; così come il moto del tutto è quello di Dio.»
P. «Dice che, spogliato del corpo, l’uomo sarà Dio?»
V. (Dopo molta esitazione). «Non posso aver detto questo; è un’assurdità.»
P. (Leggendo il contenuto dei miei appunti). «Lei ha detto che “spogliato della sua veste corporea l’uomo era Dio”.»
V. «E questo è vero. L’uomo così spogliato sarebbe Dio… Sarebbe non individualizzato. Ma non può mai essere così spogliato… per lo meno non lo sarà mai… altrimenti dobbiamo immaginare un’azione di Dio che ritorna su se stessa… Un’azione senza scopo, futile. L’uomo è una creatura. Le creature sono pensieri di Dio. E la natura del pensiero che è irrevocabile.»
P. «Non capisco. Dice che l’uomo non sarà mai posto fuori dal suo corpo?»
V. «Dico che non sarà mai senza corpo.»
P. «Mi spieghi.»
V. «Vi sono due corpi… il rudimentale ed il completo, che corrispondono alle due condizioni del bruco e dalla farfalla. Quella che noi chiamiamo “morte” è soltanto la dolorosa metamorfosi. La nostra presente incarnazione è progressiva, preparatoria, temporanea. Quella futura è perfetta, definitiva, immortale. La vita ultima è il fine supremo.»
P. «Ma della metamorfosi del bruco abbiamo una conoscenza tangibile.»
V. «Noi certamente, ma non il bruco. La materia di cui è composto il nostro corpo rudimentale è alla portata degli organi del corpo; o, più precisamente, i nostri rudimentali organi sono adeguati alla materia di cui è formato il corpo rudimentale, ma non a quello di cui è composto il corpo finale. Il corpo definitivo quindi sfugge ai nostri sensi rudimentali e noi percepiamo solo il guscio che cade, decomponendosi, dalla sua forma interna; non la stessa forma interna; per contro questa forma interna, così come il guscio, è percepibile da coloro che hanno già raggiunto la vita finale.»
P. «Ha spesso detto che lo stato mesmerico somiglia molto alla morte. Come?»
V. «Quando dico che somiglia alla morte, intendo che assomiglia alla vita finale; perché quando sono in trance i sensi della mia vita rudimentale sono assenti e percepisco le cose esteme, direttamente, senza organi, attraverso un mezzo che utilizzerò nella vita finale, priva di organi.»
P. «Priva di organi?»
V. «Sì, gli organi sono strumenti per mezzo dei quali l’uomo può avere relazioni sensoriali con particolari classi e forme della materia, con l’esclusione di altre classi e forme. Gli organi dell’uomo sono adeguati alla sua condizione rudimentale e a quella soltanto. Nella sua condizione finale, essendo egli privo di organi, ha la capacità di comprendere tutto tranne la natura della volontà di Dio… cioè il moto della materia imparticolata. Avrà un’idea chiara del corpo definitivo pensandolo come fosse interamente cervello. Non è così; ma un concetto simile lo porterà assai vicino a comprendere che cosa esso sia. Un corpo luminoso trasmette vibrazioni all’etere. Tali vibrazioni ne generano altre simili entro la retina, questa comunica vibrazioni simili al nervo ottico. Il nervo ottico convoglia nel cervello simili vibrazioni e il cervello stesso le ritrasmette alla materia imparticolata di cui è permeato. Il moto di quest’ultima è il pensiero la cui prima percezione è la prima vibrazione. Questa è la modalità secondo cui la mente della vita rudimentale comunica con il mondo estemo, e questo mondo estemo è, per la vita rudimentale, limitato per la idiosincrasia dei suoi organi. Al contrario nella vita definitiva, quella organica, il mondo esterno giunge all’intero corpo (che è di una sostanza affine a quella del cervello, come ho detto) senza alcun altro intervento oltre a quello dell’etere infinitamente più rarefatto perfino dell’etere luminoso. Con questo etere… all’unisono con esso… tutto il corpo vibra, mettendo in moto la materia imparticolata che lo permea. Ed è proprio all’assenza di organi idiosincratici che dobbiamo attribuire la pressoché illimitata percezione della vita definitiva. Per gli essere rudimentali gli organi sono le gabbie necessario per imprigionarli, finché non avranno messo le ali.»
P. «Lei parla di “esseri” rudimentali. Esistono forse altri esseri rudimentali pensanti oltre l’uomo?»
V. «Gli innumerevoli ammassi di materia rarefatta delle nebulose, dei pianeti, dei soli e di altri diversi còrpi celesti, che non sono né nebulose, né soli, ne pianeti, hanno l’unico scopo di fornire pabulum all’idiosincrasia degli organi incompleti di una infinità di esseri rudimentali. Se non fosse per le esigenze di esseri rudimentali, prima della vita finale, tali corpi non avrebbero giustificazione. In ognuno di essi, dimoravano forme diverse di creature organiche rudimentali, pensanti. Alla loro morte o metamorfosi questi esseri godono della vita definitiva - l’immortalità - arrivando alla conoscenza di tutti i segreti, ad eccezione dell’unico e agiscono e vanno ovunque solo per atti della volontà. E popolano non le stelle - che a noi sembrano essere le uniche presenze complete dello spazio, che anzi ci sembra creato solo per contenere le stelle - popolano lo SPAZIO stesso… questa infinità di reale sostanza che inghiotte le ombre stellari - e le cancella, come non entità, dalla percezione degli angeli.»
P. «Lei dice che “se non vi fosse questa esigenza della vita rudimentale” non vi sarebbero stelle. Ma perché questa esigenza?»
V. «Nella vita inorganica così come nella materia inorganica in generale, non c’è alcun ostacolo all’azione di una semplice unica legge - la volizione divina. La vita e le materie organiche (complesse, sostanziali, gravate di leggi) sono state create proprio per costituire questo ostacolo.»
P. «Ma perché mai si è reso necessario creare questo ostacolo?»
V. «Il risultato di una legge inviolata è la perfezione, il diritto, la felicità negativa. Se una legge viene violata sì genera l’imperfezione, il torto, il dolore positivo. L’ostacolo dovuto al numero, alla complessità e alla sostanzialità delle leggi che regolano la vita degli esseri organici, rende, fino a un certo punto, praticabile la violazione della legge. Quindi il dolore, impossibile nella vita inorganica, esiste in quella organica.»
P. «Ma perché rendere possibile il dolore?»
V. «Tutte le cose sono buone o cattive solo in base ad un confronto. Un’analisi basterà a mostrare che il piacere, in ogni caso, è il contrario della pena. Il piacere positivo è un’astrazione, per essere felici in qualche misura bisogna aver sofferto prima in pari misura. Non soffrire significherebbe non essere stato mai felice. Poiché nella vita inorganica non è possibile il dolore, si è reso necessario creare la vita organica. Il dolore della vita primitiva sulla Terra è l’unica base per arrivare alla felicità della vita finale del Cielo.»
P. «C’è ancora una espressione che non comprendo… la vera sostanziale vastità dell’infinito.»
V. «Forse lei non ha un concetto abbastanza generale della parola “sostanza”. Non dobbiamo considerarla una qualità ma un sentimento: è la percezione da parte degli esseri pensanti dell’adattarsi della materia alla propria organicità. Ci sono molte cose della terra che sarebbero inesistenti per gli abitanti di Venere e, viceversa, cose visibili e tangibili su Venere non verrebbero considerate esistenti da noi. Per gli esseri inorganici - per gli angeli - tutta la materia imparticolata è sostanza, cioè tutto quello che noi chiamiamo “spazio” ha per loro il massimo della sostanzialità; le stelle, invece, attraverso ciò che noi consideriamo la loro materialità, sfuggono alla sensibilità angelica, proprio come la materia indivisa, attraverso quella che è da noi considerata la sua immaterialità, sfugge a quella organica.»
Mentre il mio paziente pronunciava queste ultime parole con voce flebile, osservai che il suo volto aveva una particolare espressione che mi allarmò, e mi indusse a destarlo subito. Appena lo ebbi fatto, con un sorriso smagliante che gli illuminava tutto il volto, ricadde sul guanciale e spirò. Mi accorsi che meno di un minuto dopo il suo cadavere aveva la rigidità della pietra e la sua fronte era di ghiaccio. Questo di solito avviene soltanto dopo una prolungata pressione della mano di Asraele. Il malato mi aveva forse indirizzato l’ultima parte del suo discorso dal regno delle ombre?