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Anche Spielberg si dà ai videogiochi

Il regista di «E.T.» ha fiutato il business e prepara tre film. Peter Jackson produce il «Via col vento» dei cinevideogame. Mentre negli Usa un horror nato sulla console fa il botto.

«C’è una busta per lei!». Malgrado fosse una torrida giornata di luglio californiano, i responsabili dell’ufficio progetti di tutte le major hollywoodiane si sono visti consegnare il plico da un fattorino infilato in un’armatura verde. Gentile ma deciso e con istruzioni chiarissime: aspettare finché non avessero aperto e letto in sua presenza il contenuto, poi riportarlo indietro di gran corsa. A quel punto sarebbe scattata un’asta di due ore per il migliore offerente.
Sono stati venduti così i diritti cinematografici di Halo, popolarissimo videogame di fantascienza: 13 milioni di copie per 600 milioni di incasso; la versione numero due, uscita nel 2004, ha guadagnato piu di Shrek 2, il film campione di botteghino dell’anno.
I messaggeri erano vestiti come Master Chief, l’eroe protagonista del gioco che deve salvare la Terra da perfidi alieni, sguinzagliati per gli studios di Los Angeles. Prova definitiva che a Hollywood anche gli affari sono spettacolo.

La Microsoft, che ha i diritti del gioco, non aveva badato a spese. La sceneggiatura contenuta nella busta era stata pagata 1 milione di dollari anticipati all’inglese Alex Garland, autore di 28 giorni dopo e L’ultima spiaggia. Risultato: lo hanno comprato a metà la Fox e la Universal, che come produttore esecutivo hanno poi scelto nientemeno che Peter Jackson, che ne seguirà riprese ed effetti speciali nei suoi studi della Weta in Nuova Zelanda. Uscita prevista: estate 2008. Slogan di lancio: «Il Via col vento dei cinevideogame».

In attesa del kolossal annunciato, i virtuosi della Playstation non sono certo condannati a due anni di astinenza. Sta per arrivare nelle sale italiane Silent Hill, accompagnato dall’impegnativa etichetta di «primo film d’autore tratto da un videogame». Spiegazione: lo firmano un regista francese, che non trovando alcun giornale cinematografico che parlasse dei suoi amati sottogeneri a 22 anni se lo fondò da solo (Starfix), e uno sceneggiatore americano che frequentava la stessa videoteca dove lavorava come commesso Quentin Tarantino, con cui avrebbe poi scritto Pulp Fiction e diviso un Oscar. E per i fan sono due nomi sinonimo di garanzia: Christophe Gans e Roger Avary.

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