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“The Girl Next Door”, la sublimazione dell’odio

Tratto da una storia vera, basato sul racconto di Jack Ketchum e diretto dal semi-esordiente Gregory Wilson nel 2007, The Girl Next Door è un’impietosa e impressionante analisi del marcio che si nasconde nell’animo umano. Torture e sevizie lasciate per la maggior parte fuori dal nostro campo visivo, eppure sufficienti per trovarci di fronte a un film realmente traumatizzante

Siamo abituati, ormai da parecchi anni, alla visione di film duri, estremi, sconvolgenti, crudeli, insopportabili. D’altronde su schermo si è già visto tutto il possibile in questo senso. In realtà, poi, il concetto di cinema estremo va ben oltre il connubio con lo splatter-gore più spinto e reiterato, perchè lo splatter è solo macabro divertimento, è un gioco volutamente portato all’esagerazione, è un urlo di ribellione fondamentalmente innocuo. Ciò che fa più paura, come da eterna definizione del cinema horror, è il vedo-non vedo, è l’intuire, l’immaginare, il sentire, il credere.

Ecco perchè The Girl Next Door, pur navigando piuttosto lontano dai lidi dello splatter, è uno dei film più scioccanti che ci sia mai capitato di vedere. Tratto da un romanzo di Jack Mitchum, diretto dal semi-esordiente Gregory Wilson nel 2007, ambientato nella medio-piccola borghesia della provincia americana, inedito in Italia, e (ahinoi) basato su una storia vera. A Indianapolis, nel 1965, una ragazzina di 16 anni venne ritrovata morta in uno scantinato, in condizioni orribili: bruciature di sigarette su tutto il corpo, tracce di sevizie brutali e incredibili, tratti di pelle scuoiati, ustioni, disidratazione, scritte offensive incise sul basso ventre con un coltello, segni ineluttabili di violenza carnale. A compiere il misfatto fu una donna di 37 anni, a cui la ragazzina (e la sorella minore, poliomelitica) era stata data in affidamento dopo aver perso entrambi i genitori in un incidente. A collaborare con la donna, afflitta da chiare turbe mentali, e a coadiuvare questo incredibile gioco al massacro, un gruppo di ragazzini ancor più giovani della vittima.

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