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Dolls: attenzione alle bambole assassine!

Uscito nel 1987, realizzato dalla mitica coppia Gordon-Yuzna, è uno dei migliori film del sottogenere "bambole assassine"...

Immagini dal film Dolls

L’intento di questa nuova gestione della Guida Horror è di offrire ai lettori non solo notizie, anticipazioni e recensioni riguardanti le nuove uscite e i film in arrivo, ma anche fare ogni tanto un salto nel passato, per tirare fuori dalla polvere qualche bella pellicola di genere che magari merita maggiore considerazione di quanta ne abbia mediamente avuta. Qui parleremo anche di horror cult perduti nell’oblio del tempo, con l’intento sia di riportarli alla mente degli appassionati, sia di proporli all’attenzione di qualcuno che magari ancora non li conoscesse.

Oggi vi volevo brevemente parlare di Dolls, anno 1987, lavoro low budget della premiata ditta Stuart Gordon (regista) e Brian Yuzna (produttore), gli stessi che due anni prima avevano realizzato l’assoluto capolavoro del cinema splatter Re-Animator, e che tre anni dopo ne filmeranno l’ottimo seguito.

Il sottoscritto ha sempre amato gli horror con protagoniste bambole, giocattoli, pupazzi, marionette assassine, per quel macabro e primitivo fascino che deriva dalla radicale contrapposizione tra il mondo del sorriso e dell’infanzia (di cui appunto le bambole sono un arcaico emblema), e l’orrore filmico che può esplodere sul grande schermo.

Un sottogenere, quello delle “bambole assassine”, che soprattutto dagli anni ’80 ha prodotto pellicole di grande successo commerciale (la mitica e omonima saga di Chucky in primis, ancora viva ai giorni nostri e arrivata al quinto episodio), e altre magari un po’ più di nicchia (ad esempio la serie di Puppet Master, addirittura 9 episodi, ma gli ultimi solo per la Tv). Ma possiamo ricordare tra gli altri, ben prima, anche The Devil Doll (di Tod Browning, 1936), per non parlare dell’inquietante sequenza burattinesca in Profondo Rosso (1975).

Il film della magnifica coppia Gordon-Yuzna passò un po’ in sordina, ai tempi della sua uscita, sia per il budget ristretto, sia per la sovrapposizione con il film di Tom Holland (il suddetto La Bambola Assassina), che ne soffocò il potenziale.

La trama è molto “classica”: un gruppo di persone in viaggio viene colto da un improvviso temporale, e trova rifugio a casa di un’anziana coppia di fabbricanti di bambole. Durante la notte, gli ospiti della magione iniziano ad essere assassinati uno a uno dalle stesse bambole, che assumono vita propria. Si scoprirà poi che queste persone vengono uccise come punizione per l’egoismo e il materialismo che hanno caratterizzato le loro esistenze, e che il loro destino sarà di rimanere per l’eternità in quella casa, a loro volta trasformati in bambole (ma con un’anima ancora umana).

A rivederlo ancora oggi, oltre vent’anni dopo, Dolls diverte e convince, per quella sua polverosa aria retrò che esemplifica bene come ai tempi fare horror fosse un’operazione nella maggior parte dei casi genuina e onesta, lontana dalla bieca commercializzazione contemporanea.

Dolls è infatti un film grezzo, semplice, ingenuo, con tanti difetti. Ma affascina, emana odore di sincerità culturale, di mistero, di sangue finto ed effetti speciali artigianali, costruiti però con impegno e passione, senza pretese eccessive e senza inutili artifici stilistici.

Questo gioiellino, diretto con bravura dal sempre troppo sottovalutato Gordon, si pone come una favola macabra che contiene comunque un messaggio positivo (non sminuire mai il potere della fantasia e dell’Arte), ed è un esempio di come si potesse al contempo offrire un prodotto di buon intrattenimento, provare a spaventare facendo leva sui terrori inconsci di ognuno di noi, e ottenere con i pochi mezzi a disposizione il miglior risultato possibile. Oggi purtroppo avviene spesso il contrario.

Nell’epoca dell’horror iper-tecnologico e discotecaro, urlato e brutalizzato, pornografico e in molti casi avvilente, mettersi davanti a Dolls è come abbandonare per 80 minuti lo smog cittadino per immergersi in un campo silenzioso in mezzo alla campagna. Se ne può sentire il gusto (del sangue?), e si possono finalmente purificare i polmoni corrotti dalla malvagia quotidianità.

Un film da (ri)guardare a luci spente, con piacere e tranquillità… e molta nostalgia.

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