
Ieri abbiamo parlato di The Shock Labyrinth, il nuovo film in lavorazione di Takashi Shimizu. Abbiamo definito il regista come uno dei principali portavoce dell’ondata nipponica che ha sconvolto il mondo dell’horror tra la fine del secondo millennio e l’inizio del terzo.
Ormai il fenomeno del J-Horror è stato ampiamente studiato, analizzato, sviscerato in ogni suo aspetto. Il pubblico occidentale ha imparato a conoscere e amare queste pellicole, dopo varie apparizioni nei festival specializzati ora buona parte dei film sono finalmente usciti in Dvd anche nel nostro paese, e vari saggi critici hanno messo sotto la lente d’ingrandimento le caratteristiche tecniche e le derivazioni sociali in essere nell’horror giapponese.
Per chi comunque magari si fosse avvicinato da poco a questo movimento, proponiamo qua un elenco (ovviamente personale, ma basato su studi ben specifici) di 10 film simbolo del J-Horror, quelli la cui visione è primaria e indispensabile per comprendere nel migliore dei modi il più importante fenomeno degli ultimi anni nel campo del cinema estremo.
Ovviamente per tutti i film sottocitati si parla delle versioni originali, e non degli asfittici (e spesso inutili) remake americani.
1) Cure (Kiyoshi Kurosawa, 1997)
2) The Ring (Ringu, Hideo Nakata, 1998)
3) Audition (Takashi Miike, 1999)
4) Ju-On (Takashi Shimizu, 2000, o la versione del 2003)
5) Battle Royale (Kinji Fukasaku, 2000)
6) Kairo (Kiyoshi Kurosawa, 2001)
7) Ichi The Killer (Takashi Miike, 2001)
8) Visitor Q (Takashi Miike, 2001)
9) Dark Water (Hideo Nakata, 2002)
10) Suicide Club (Shion Sono, 2002)
A parte, ma indispensabile, anche Tetsuo, di Shinya Tsukamoto, 1989, sorta di padre putativo dell’intero movimento.

Alessio Gradogna








