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Go Go Tales, il delirio di Abel Ferrara

Questa sera in prima visione su Sky l'ultima straordinaria follia del regista di The Addiction.

Locandina Go Go TalesQuesta sera, alle ore 21, in prima visione su Sky. arriva Go Go Tales, ultimo beffardo, sensuale e straordinario film di Abel Ferrara, uno dei pochi registi realmente indispensabili rimasti in circolazione.

Con la sua violenta poetica, la carica iconoclasta, la rabbia incontrollata, l’anarchia di pensiero e visione, abbiamo imparato a conoscere un bohemien nato nel secolo sbagliato, un folletto dotato d’infinita classe, un drammaturgo di rara profondità emotiva, sempre pronto a scannerizzare parole e immagini, sangue e sporcizia, umori e liquami, per partorire progenie delittuose e insaziabilmente scabrose.

Dopo il gustoso pastiche puramente underground di The Driller Killer, L’Angelo della vendetta, Il cattivo tenente e Body Snatchers, dopo la raffinata anarchia di The Addiction, King of New York, New Rose Hotel e Fratelli, dopo lo splendido (e incompreso) Mary, ormai Ferrara da qualche anno è uscito definitivamente dalla prigione del sottobosco e del rifiuto, della cafonaggine e della di lui paura, per ergersi ad autore di serie A, riconosciuto da tutti come tale.

Ed è per questo che ormai può permettersi di fare quello che vuole. Anche un film come Go Go Tales. Cento minuti fuori orario, tutto in una notte, interamente immersi nelle luci del buio. Un locale di spogliarelliste, con le infinite deviazioni e derivazioni del proprio microcosmo. Un gestore che si mangia tutti i soldi perdendoli al gioco, una matrona che vuole chiudere tutto perchè si è stancata di non essere pagata, ballerine che si ribellano perchè di lavorare gratis proprio non ne hanno voglia.

E nel mentre, baristi che stanno lì da una vita, papponi e magnaccia, comitive di giapponesi eccitati, freaks della notte, artisti falliti e rifiuti della società, gente che critica il Paradise ma in realtà ce l’ha nel cuore e ad andarsene non ci pensa proprio. Alcool come se piovesse, soldi e ancora soldi, luci al neon, musica ipnotizzante, macchina da presa svolazzante, corpi femminili caldi e sudati che si dimenano sulle assi del palco. Tette e gambe e trucco pesante, banconote infilate nelle mutandine, calze a rete e costumi e schiene spalmate di voluttà.

A metà tra Scorsese e Altman, Ferrara s’immerge in un divertissement d’altri tempi, facendoci respirare il roco odore dell’eterna notte della dannazione. Con la libertà creativa che (quasi) solo lui può permettersi, scivolando in un flusso narrativo paragonabile solo ai Goodfellas, il cantore della perdizione mette poi insieme un cast allucinogeno, regalando agli astanti ruoli all’apparenza impossibili.

Un flusso di vene palpitanti in cui trovano posto Willem Dafoe, che canta, strabuzza gli occhi e si diverte un mondo; Asia Argento, che fa la lap dance, ci fa vedere il suo tatuaggio inguinale e ficca la lingua in bocca a un Rottweiler; Bob Hoskins, che ostenta per l’ennesima volta la sua eterna bravura; Riccardo Scamarcio (!), che compare in scena con il suo sorriso ebete e si ritrova cornuto e mazziato; Romina Power (!!) che legge l’estrazione dei numeri del Lotto; Burt Young, che vince un concorso a premi; Andy Luotto (!!!) che sprofonda nell’abiezione del mercante di sogni; e pure Stefania Rocca, che (s)vestita da go go dancer mette in scena una sensualità fuori dal comune, e un erotismo puro da far girare la testa ai morti (altro che le insapori starlette americane).

Senza tregua, dal magnifico dolly della sequenza iniziale al beffardo sguardo di ghiaccio di Dafoe nel finale, Ferrara ci trascina in un vortice fumoso di fascino antico. E dire che questo è forse il film più inutile della sua magnifica carriera, eppure batte per distacco quasi tutto il cinema contemporaneo. Go Go Tales, pleonasmo dorato.