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Il Messaggero - recensione

L'analisi de Il Messaggero (The Haunting in Connecticut), horror appena uscito nelle nostre sale.

Locandina Il MessaggeroUscito lo scorso week-end nelle sale italiane Il Messaggero (The Haunting in Connecticut), nuovo horror americano diretto da Peter Cornwell, di cui già avevamo più volte accennato.

Siamo in pieno filone “case infestate“, e la trama, basata su una storia realmente accaduta alla famiglia Snedeker negli anni ‘70, è incentrata sulla figura di Sara, una madre distrutta dalla sofferenza del figlio, Matt, malato di cancro, e da un marito inaffidabile e con problemi di alcolismo. La famiglia si trasferisce in Connecticut, in una vecchia casa situata vicino all’ospedale dove Matt deve ricevere le sue cure. Poco dopo lo stesso Matt inizia a essere perseguitato da terrificanti visioni che gli mostrano orrendi eventi accaduti in quelle stanze in passato. Un po’ alla volta ne sono preda anche gli altri membri della famiglia. Con l’aiuto della cugina e di un prete, Matt cercherà di liberare le anime perdute che ancora risiedono nel cuore pulsante dell’abitazione.

E’ difficile, ormai, trovare nuovi motivi di reale interesse in un sottogenere, la “haunted house“, sviscerato e abusato in tutti i modi possibili e immaginari, da Amityville Horror in poi (anche se in realtà il film principe, in questo contesto, resta lo splendido The Haunting, di Robert Wise, 1963, uno dei migliori horror di ogni tempo).

Risulta infatti palese, alla visione, notare come la pellicola di Cornwell non inventa nulla di nuovo, e spesso e volentieri non riesce a sopperire al pesante fardello di una connotazione narrativa che gli appassionati del genere ormai conoscono a memoria. Il paradosso, alla fin fine, è che le parti migliori del film risiedono nei momenti meno horror e più riflessivi, in cui seguiamo con trasporto la disperazione di una madre che vede il proprio amato figlio avvicinarsi alla morte giorno dopo giorno, le cure che Matt riceve, la progressiva degenerazione del suo organismo. In questo senso, Cornwell regala sequenze intense e toccanti al punto giusto.

Dal lato prettamente “inquietudinale”, invece, come sempre in questo tipo di pellicole, gli elementi che si ergono a centri focali della narrazione sono due: la casa in sè, dedalo di segreti e misteri, stanze segrete e spiriti incastonati negli infissi e nelle pareti, e l’uso tecnico del sonoro, che si propone di spaventare lo spettatore attraverso colpi di scena improvvisi e amplificati. Fin troppo, in questo caso. L’avventore, infatti, per un’ora e mezza di film è trafitto in ogni istante da una sequela infinita di assalti visivi e uditivi, tanto che a un certo punto la paura si scioglie di fronte al fastidio per la pletorica ripetizione degli inserti fantasmatici.

La tecnica dell’aggressione frontale alla psiche del pubblico raramente trova frutti degni di nota: non sempre si crea quella magia che porta a capolavori come Ringu o Ju-On (tra l’altro qui nettamente citato, per la concezione degli “spiriti morti in circostanze violente che non trovano pace“). Ebbene, Cornwell non ha l’abilità di Nakata, nè di Shimizu… menchemeno di Robert Wise, e l’affastellamento di situazioni orrorifiche risulta alfine ridondante e stancante.

Inoltre, il sub-plot legato al passato della casa è sviluppato correttamente ma senza sussulti, mentre sono da segnalare altre citazioni ben chiare, da Shining (se ne poteva fare a meno) al primo racconto dei Libri di Sangue di Clive Barker.

The Haunting in Connecticut (consigliata se possibile la visione in lingua originale, come sempre) non è comunque un film da disprezzare, grazie ad alcune sequenze azzeccate, e soprattutto a un ottimo cast: brava Virginia Madsen, che 17 anni dopo Candyman dimostra ancora di trovarsi a suo agio con l’horror. Molto bene il giovane protagonista Kyle Gallner. Interessante anche l’interpretazione, forse perfino troppo dimessa, di Elias Koteas in veste talare (in completa antinomìa con l’indimenticabile personaggio morboso e perverso di Crash).

Gli spiriti dei morti, dalle assi logore in una vecchia casa nel Connecticut, reclamano la libertà e la pace. Il film, invece, chiede almeno una visione: nonostante tutto, è forse giusto accontentarlo.