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Sion Sono: incubi surreali

Alla scoperta di uno dei migliori registi del cinema giapponesi, paladino dell'horror, e non solo.

Shion SonoOggi parliamo di Sion Sono, uno dei registi di punta dell’horror giapponese, anche se in realtà siamo di fronte a un autore capace di attraversare i generi per fonderli insieme di volta in volta in un incubo surreale e personalissimo.

Nato a ToyoKawa City nel 1961, Sono inizia la sua carriera artistica come poeta. Alcuni suoi componimenti appaiono in prestigiose riviste del settore. All’università inizia a occuparsi di cinema girando piccoli filmini in 8mm. Parallelamente ai primi cortometraggi, imbastisce un progetto teatrale bizzarro e controverso, intitolato Tokyo Ga Ga Ga, che riunisce insieme poesia sperimentale e performance di strada. Nel 2000 realizza il docu-fiction Utsushimi, e l’anno dopo da vita al suo capolavoro, Suicide Club, straordinario horror in cui a modo suo analizza l’imperante moda dei suicidi in Giappone, mettendo insieme un film pazzesco, inquietante, grottesco, ipnotizzante, sconvolgente.

E’ proprio Suicide Club a imporlo all’attenzione generale dei cultori del genere, e non solo. Il film vince il premio della giuria al Fant-Asia Festival, e poco per volta esce dai confini nazionali per arrivare anche ai mercati extra-nipponici, generando curiosità, applausi e consensi.

Nel 2005 Sono realizza ben quattro film in un anno: la commedia Into a Dream (per facilitare la lettura proponiamo quando possibile i titoli internazionali, non quelli originali), l’entusiasmante horror Noriko’s Dinner Table (sorta di sequel di Suicide Club), il morboso e lancinante Strange Circus, e l’action-movie Hazard.

La sua carriera è proseguita tra alti e bassi negli ultimi anni, sempre però con il gusto per il rischio, la sperimentazione filmica e il contrappasso dei generi, sepolti e reinventati con nuova linfa creativa: il drammatico Kikyu Kurabu, sonogo (2006), il delirante horror Hair Extensions (2007), il mastodontico Love Exposure, quattro ore di durata (2008), e il recente e più misurato Be Sure to Share (2009).

Un regista di primissimo livello, da scoprire assolutamente, per avere un’idea di cinema originale, potente, coraggiosa e anticonformista… come forse solo i giapponesi sanno fare.