"Orphan": il sorriso del Diavolo

Recensione dell'horror da poco uscito in Italia, con al centro una bimba ben diversa da quello che sembra.

Orphan film 2009

E’ uscito poche settimane fa anche nei cinema italiani, Orphan, film prodotto tra gli altri da Leonardo Di Caprio, girato in Canada, e diretto dallo spagnolo Jaume Collet-Serra, nato in provincia di Barcellona, che aveva esordito nell’horror quattro anni fa con il fiacco remake de La maschera di cera. Una pellicola che al momento del suo arrivo nelle sale americane ha fatto parlare di sè soprattutto per le proteste delle associazioni per le adozioni dei bimbi orfani, che ne hanno pesantemente attaccato l’assunto ideologico.

Siamo ancora una volta nei territori in cui si muovono i bambini maledetti tanto cari al cinema horror. Abbiamo infiniti esempi in merito, dal Damien della saga de Il Presagio, al prevedibile Henry de L’innocenza del diavolo, fino al Sean di Birth e al recente Joshua (ne abbiamo parlato qui).
Questa volta al centro della vicenda ci sono due genitori, lui ex adultero e lei ex alcoolizzata. Hanno già due figli, ne vorrebbero un terzo, lei è incinta, ma il nuovo bimbo nasce già morto. Per combattere il dolore di questa perdita decidono allora di adottare un’orfana, la piccola Esther: nove anni, sorriso smagliante, vestitini di un’altra epoca, nastrini di velluto ai polsi e al collo, brutto passato alle spalle, intelligenza sorprendente, e capacità artistiche fuori dal comune.
Peccato che poco tempo dopo l’ingresso di Esther in famiglia inizino ad accadere fatti inconsueti. Prendono corpo incidenti più o meno gravi, durante i quali casualmente la piccola è sempre presente. Vediamo fin da subito che questa bambina è cattiva, scaltra e pericolosa. Il fratellastro e la sorellastra sono terrorizzati, la madre adottiva inizia a comprendere la verità, ma il marito non le crede, e la famiglia si sfalda… sino a un finale in cui scopriamo il segreto che si nasconde dietro ai comportamenti della protagonista.

Come si può notare, la trama segue piuttosto pedissequamente le regole di genere. Lo svolgimento, tutto sommato, anche. Collet-Serra non rischia più di tanto, lascia scorrere il film secondo schemi lineari, e viaggia a media velocità tra la suspence che scorre sottopelle e improvvisi colpi di scena, peraltro quasi sempre ampiamente prevedibili per chi è un minimo avvezzo a questo tipo di storie. Sembrerebbe quindi un film banale e trascurabile, e in un certo senso lo è.
Nonostante questo, però, le due ore di durata procedono con una certa solidità, riuscendo a tenere desto lo spettatore, senza annoiare. La prima parte, di ambientazione narrativa, esegue il suo compito in modo piacevole, la seconda è invece più scontata e lapalissiana, con una regia altalenante, ma anche qualche idea efficace che sa regalare alcuni brividi. A venti minuti dalla fine, poi, arriva lo scatto improvviso che non ci si aspetterebbe, la fiammata secca e precisa. L’idea che svela il segreto che si nasconde dietro a Esther è pazzesca, ben poco credibile ma davvero imprevedibile. Ovviamente non la sveliamo per chi ancora non si è approcciato alla visione.

Sopra a tutto e a tutti, comunque, in Orphan, spiccano i volti delle bambine al centro del racconto. Se infatti gli attori adulti (Vera Farmiga e Peter Sarsgaard) non offrono interpretazioni che passeranno alla storia, si resta inebetiti di fronte alla dolcezza della piccola sorellina sordomuta Max (Aryana Engineer), e ancor di più si rimane ipnotizzati dalla folgorante bravura della protagonista, la dodicenne Isabelle Fuhrman, volto diabolico e carisma da attrice esperta e consumata. Una prova strepitosa. Speriamo possa avere una brillante carriera davanti. Vale la pena di vedere il film, anche solo per lei.

Iolowcost

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