Questa sera, alle 23.25 su Rete 4, appuntamento cinefilo per gli amanti dell’horror, con Fragile, di Jaume Balaguerò, film del 2005 che porta la firma dell’autore di Darkness, Nameless e dei due episodi di Rec.
Un ospedale pediatrico pronto per la chiusura, stanze e corridoi misteriosi, un’infermiera che inizia a presagire oscure presenze all’interno della struttura, la paura dei bambini degenti, i labirinti spaziali che diventano inquietanti derive della mente, e onnipresenti apparizione fantasmatiche.
Balaguerò in questo film estrae un coacervo immaginifico che si rifà a tante altre pellicole di genere, dalla follia di The Kingdom fino al recente Japan Horror, dalle case maledette alle turbe infantili di un Del Toro o di Saint Ange, cercando di instillare nel prodotto un tocco d’autore comunque originale e personale. Riuscendoci solo a tratti.
Da queste parti non amiamo la poetica di Balaguerò, a nostro avviso portavoce di un intellettualismo orrorifico nella cui forma si racchiude in realtà ben poca sostanza. Dietro l’apparente vivacità delle sue opere, e il copioso successo ottenuto dal regista anche al di fuori della madrepatria, si nasconde un’idea di cinema alquanto vecchia e derivativa, inutilmente ricercata e sostanzialmente farlocca, raramente in grado di produrre vere emozioni e di mettere sul piatto concreti motivi d’interesse.
Fragile è comunque un esempio di ciò che l’horror spagnolo sta offrendo in questi anni, nel bene e nel male. In questo senso, la (re)visione può avere una sua utilità.

Alessio Gradogna








