The Final Destination 3D, la recensione

Recensione in anteprima del quarto capitolo di una saga ormai notissima, in Italia a maggio.

Final Destination PosterRecensiamo per voi, in anteprima, The Final Destination, quarto capitolo di una saga iniziata nel 2000 da James Wong, e ormai molto nota al pubblico del cinema horror e non solo. Il film è uscito a fine agosto negli States, ottenendo ottimi incassi (ha battuto nettamente Halloween 2 di Rob Zombie), e uscirà a maggio in Italia.

Torna alla regia David R. Ellis, che già aveva diretto il secondo episodio (sicuramente il migliore), mettendo in scena uno script di Eric Bress: lo schema è sempre quello, e la formula di base non muta di una virgola.

Durante una corsa automoblistica, un giovane appostato sulla tribune insieme alla fidanzata e a un’altra coppia di amici ha una terribile premonizione riguardo a un incidente che di lì a breve massacrerà quasi tutti gli spettatori. Riesce a portare in salvo alcune persone, appena in tempo, perchè poi puntualmente avviene con esattezza ciò che aveva previsto. Nei giorni seguenti, i sopravvissuti sono inseguiti dalla morte, e periscono uno a uno, nelle maniere più deliranti, e nell’esatto ordine che lui aveva visualizzato. L’unica soluzione sarà trovare un modo per spezzare la catena, e porre fine alla maledizione.

Tutta qui, la trama. Semplice e immediata come un compitino delle scuole elementari. Il pubblico chiede esattamente questo, Bress ed Ellis lo accontentano. Il problema è che al quarto episodio inizia a diventare tutto davvero un po’ stancante. Sì perchè in questa nuova puntata della saga non c’è un’idea che sia una, una piccola novità, una scintilla che possa in qualche modo aumentare la solidità di un film prevedibile e lineare dal primo all’ultimo minuto.

Perlomeno, comunque, non ci sono nemmeno lungaggini e pindariche teorizzazioni narrative. Anzi, bastano 80 minuti per portare a termine il lavoro. Va tutto veloce, fin troppo. Il solito spettacolare incidente iniziale, le consuete morti a ripetizione orchestrate nei modi più fantasiosi, le classiche arrampicate sugli specchi per trovare una qualche soluzione vagamente accettabile alla vicenda. Il 3D aumenta forse l’impatto visivo di qualche sequenza, e lo splatter non manca, anche se l’(ab)uso della computer graphic elimina qualsiasi tipo di veridicità e tensione nei momenti maggiormente crudi. Gli attori si dimenticano in un istante, i titoli di coda sono divertenti, c’è spazio per autocitazioni e un pizzico di ironia, e poi null’altro.

Durante la visione, il cervello va chiaramente impostato in modalità off, ma il giochino tira ormai la corda, e ha perso tutta la brillante enfasi degli inizi. Come detto, peraltro, il pubblico americano ha gradito, e infatti questo quarto capitolo non sarà l’ultimo.

Qui il trailer in italiano.

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