TOFIFE 27: "Pontypool"

In anteprima a Torino, un horror canadese che parte molto bene, ma poi si sfalda inesorabilmente.

Pontypool 2009

Presentato al Torino Film Festival, in anteprima nazionale, Pontypool, horror del canadese Bruce Mcdonald, classe 1959, che già due anni fa aveva portato sotto la Mole il non esaltante The Tracey Fragments.

Basato sul racconto di Tony Burgess Pontypool Changes Everything, e ispirato, per stessa ammissione del regista, dal radiodramma degli anni ‘30 La guerra dei mondi, di Orson Wells, il film si svolge nell’omonima piccola cittadina in Ontario. Protagonista è Grant Mazzy, speaker radiofonico, che conduce un programma quotidiano dalla stazione radio situata negli scantinati della Chiesa locale. Con lui, in studio, la sua produttrice e la sua giovane regista. All’improvviso, in un giorno di neve, tra una previsione meteo e un bollettino degli eventi del paese, iniziano ad arrivare in radio notizie riguardo a un qualcosa di strano che sta accadendo a Pontypool. Pare che la gente sia impazzita, e che le persone abbiano iniziato a uccidersi l’un l’altra. Il virus si propaga, e gli invasati arrivano ad assediare la stazione radio. Mazzy riesce a capire l’origine della follia, e dalla sua postazione cercherà di porvi rimedio con l’aiuto del mezzo radiofonico.

La prima mezz’ora di Pontypool è davvero intrigante, tesa e fresca al punto giusto. Bellissimi i titoli di testa, e poi il lungo prologo ambientato quasi interamente all’interno della stazione radio, in cui seguiamo lo scanzonato carisma di questo disc jockey che pare un cowboy (bravo il protagonista Stephen McHattie). Coinvolgente anche l’idea di non mostrare la follia collettiva, lasciando che tutto accada all’esterno, e tenendo invece la macchina da presa ferma all’interno dello scantinato. Ci sentiamo così anche noi prigionieri di un qualcosa di esiziale che sta accadendo senza che se ne possano capire le cause, e che quindi fa davvero paura perchè ci sentiamo in pericolo senza sapere come comportarci.
Quando però la vicenda inizia a dipanarsi, la storia si dilata, e le prime spiegazioni cominciano a prendere corpo, questo bel Pontypool, purtroppo, si sfalda inesorabilmente. Le fantasiose risoluzioni della sceneggiatura veleggiano oltre i limiti del ridicolo, l’andatura perde di mordente, la storia non regge più, i voli pindarici della trama vanno alla deriva, e l’ultima mezz’ora risulta alfine quasi fastidiosa. Rimane così la sensazione di un’idea potenzialmente ottima gettata alle ortiche. Peccato davvero.

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