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"Dread": oltre la paura

Recensione in anteprima del nuovo e interessante horror tratto da un racconto di Clive Barker.

dread film

Oggi parliamo di Dread. Diretto da Anthony DiBlasi, e tratto dall’omonimo racconto contenuto nel secondo volume dei Books of Blood di Clive Barker, è uno degli otto nuovi horror indipendenti scelti quest’anno dalla After Dark Films per la distribuzione sul mercato internazionale. Insieme alle altre 7 pellicole selezionate, è stato nei giorni scorsi proiettato in alcune sale sparse per gli States nell’ambito del festival 8 films to die for, e ora uscirà dai confini per approdare a marzo in Dvd.

Quaid, Stephen e Cheryl sono tre studenti universitari, che decidono di realizzare una tesi dedicata all’esplorazione della paura umana. Hanno tutti subito abusi e/o avuto terribili traumi nel corso dell’ infanzia. Iniziano a intervistare amici e compagni di corso, registrando davanti a una telecamera le loro confessioni, con l’obiettivo di fare uscire allo scoperto le ansie, le angosce e i ricordi più dolorosi che li accompagnano. Tra i “soggetti di studio” c’è anche Abby, ragazza disadattata perchè da sempre è costretta a vivere con un’enorme macchia che le ricopre gran parte del corpo, viso compreso. Via via che passano i giorni, l’esperimento diventa sempre più intimo, viscerale e pericoloso, in particolar modo per colpa di Quaid, desideroso di condurre il lavoro oltre ai confini razionali, per portare se stesso e i suoi amici a guardare davvero in faccia la paura, lottare contro la “bestia” che vive da anni nei loro cuori, e catartizzarne così gli effetti. Ben presto la situazione degenera, sfugge di mano ai tre studenti, e Quaid infrange ogni limite pur di estremizzare la propria inquietante missione.

dread jackson rathbone

Trasporre su grande schermo l’universo sadico e complesso di Clive Barker non è mai cosa semplice. Ne sa qualcosa Ryuhei Kitamura, regista del recente Midnight Meat Train (non così brutto come alcuni hanno scritto, ma senz’altro deludente in rapporto alle attese, e ben lontano dallo straordinario racconto dello scrittore di Liverpool). Qui comunque il debuttante DiBlasi cerca di mantenere invariata la struttura narrativa della storia, provando a mettere sul piatto molti degli ingredienti che da sempre affollano il mondo parallelo felicemente creato da Barker: la carne e il sangue, l’egoismo umano e l’orrore primordiale, il sesso ambiguo e la diversità, la fascinazione della pittura e il potere occulto dell’Arte, la follia e il sadomasochismo, l’allucinazione e i mostri che si nutrono della nostra fragile mente.

Ovviamente, come quasi sempre in questi casi, il film deve per forza di cose lavorare di sottrazione, perdendo così alcune significazioni primeve del contesto letterario. DiBlasi, però, autore anche della sceneggiatura, ha il merito di non osare eccessivamente, e di mantenere il suo lavoro su binari consoni, riuscendo a ottenere un’atmosfera correttamente lugubre e a suo modo soffocante.

dread film

Per almeno un’ora, Dread viaggia sottopelle, cullandosi in un andamento lento che risulta comunque appropriato e non stancante, inframezzato da esplosioni di violenza improvvise e talvolta pleonastiche, legate soprattutto ai flashback sanguinari che riportano al passato straziante dei protagonisti, e alle visioni che ne accompagnano il presente. La fotografia livida aiuta comunque lo spettatore a immergersi in un clima di discreta morbosità, nel quale prepararsi psicologicamente al probabile orrore che lo attende.

Nell’ultima mezz’ora, infatti, avviene l’accelerazione, decisa e concreta, crudele e nient’affatto consolatoria, e il gore arriva copioso a sostituire la tensione limbale dei minuti precedenti, sino a giungere a un finale da incubo, atroce e ben congeniato, che si scatena in un coacervo di corpi derisi, umiliati e massacrati.

La regia si mantiene ordinata senza lanciarsi in voli pindarici, ed è meglio così. Gli effetti speciali risultano talvolta efficaci e in qualche caso non adeguati, soprattutto sul piano del verismo. Tra i quattro attori principali, a cavarsela meglio sono le due donzelle, Hanne Steen e Laura Donnelly, che risultano molto più credibili e convincenti rispetto ai maschietti, Shaun Evans (troppo sopra le righe) e Jackson Rathbone (idolo delle ragazzine per la sua interpretazione in Twilight, ma non particolarmente a suo agio in un horror “serio”).

Nella sostanza, nonostante qualche difetto e qualche ingenuità, questo Dread sfugge per fortuna al fallimento di tante pellicole di derivazione letteraria, e risulta solido, disturbante e apprezzabile, tanto da aver ottenuto l’approvazione dello stesso Barker, che risulta infatti tra i produttori. Consigliata senz’altro la visione, per un’immersione atavica nelle origini delle vostre più terrificanti paure.