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Halloween 2 - recensione

La nostra dettagliata analisi critica dell'ultimo film di Rob Zombie, uscito recentemente nelle sale.

halloween 2 posterA giudizio di chi scrive, Rob Zombie è senza alcun dubbio il regista horror del decennio. Ha dato vita a due capolavori monumentali come La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo, e a un altro film sontuoso per metà, il prequel/remake di Halloween. Il tutto, senza esperienza specifica alle spalle, proveniendo da un ambito artistico ben diverso (la musica), mostrando fin da subito un talento visivo assolutamente stratosferico.

Il primo Halloween è stato un parto complicato e doloroso, soprattutto per colpa delle ingerenze di quei simpaticoni dei Weinstein. Il buon Zombie aveva dichiarato che non avrebbe mai diretto un sequel, poi quando ha capito che qualcun altro lo avrebbe fatto comunque, ha cambiato idea e ha deciso di tenersi stretta la sua “creatura”, realizzando anche Halloween 2, che finalmente, pur con notevole ritardo (è uscito lo scorso agosto negli States e a ottobre in Italia), sono riuscito a visionare.

Considerando che il consueto riassunto della trama mi pare operazione superflua, parto subito con le mie valutazioni critiche.

La capacità di Rob Zombie di giocare con l’oggetto-cinema per dare forma filmica all’immagine, è un qualcosa di entusiasmante e fuori dal comune. Questo suo ultimo lavoro non fa eccezione. Visivamente parlando, siamo di fronte a una pellicola sontuosa, in cui Zombie, lasciato finalmente libero dai produttori di potersi esprimere senza impedimenti, spinge sul pedale del gore, imbratta i corpi martoriati con la propria poetica fatta di carne umiliata e impietosa sofferenza, e ci offre perle strepitose in ogni istante (il prologo iniziale in cui Laurie cammina per la strada ricoperta di sangue, l’inquadratura ad altezza-suolo dalla quale vediamo le gambe di Myers scendere dall’ambulanza, la scena al ralenti e in controluce nella quale Michael si rialza dopo l’aggressione subita dai contadini e indossa la maschera, tutte le straordinarie sequenze oniriche in cui appare la “Dama Bianca” Sheri Moon, l’inquadratura finale e speculare a quella d’apertura in cui Laurie esce dal capanno, e molte altre).
Come tutti i film di Zombie, anche Halloween 2 andrebbe studiato nelle scuole di cinema, fotogramma per fotogramma, per capire cosa vuol dire applicare la fantasia compositiva alla Settima Arte, e sfruttare il campo di ripresa, i movimenti di macchina, la fotografia e il montaggio per dare respiro a un festa cinefila senza limiti.

halloween 2 sheri moon

Per quanto concerne la trama, rispetto al primo capitolo della “nuova saga”, in cui il regista inventava significazioni nuove nella parte iniziale, e riproponeva pedissequamente il prototipo carpenteriano nella seconda, qui Zombie sceglie una strada intermedia: riepilogare la materia originaria, per poi plasmarla e rimodellarla a suo piacimento. Obiettivo raggiunto, in parte.

La sceneggiatura, infatti, non convince appieno. Tutto il subplot dedicato alla pubblicazione del libro del dottor Loomis, nella quale si attua un’evidente critica alla spettacolarizzazione esosa e farlocca del giornalismo contemporaneo, appare piuttosto raffazzonato e fondamentalmente fuori contesto; oltretutto, Malcolm McDovell non riesce a essere incisivo come dovrebbe (molto meglio il bravissimo Brad Dourif, una vera garanzia). E’ poi tutta la struttura del film in sè ad apparire solida solamente a tratti, sfaldandosi qua e là forse per una sorta di bulimia contenutistica.

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A ben vedere, inoltre, è proprio la materia di base a essere ormai superata, logora, tediosa, alfine pleonastica. La sottolineatura dei legami familiari che compongono la vicenda e spingono Myers verso le proprie azioni omicide è interessante, le novità che si tenta di apportare sono apprezzabili, ma ciò non toglie che purtroppo sappiamo già tutto da diversi lustri. Di conseguenza, viene meno la sorpresa, e sparisce la tensione. Insomma, il magnifico Rob lo vorremmo vedere alle prese con un qualcosa di veramente nuovo.

Resta comunque davanti ai nostri occhi un trip cinematografico esaltante, in cui l’uomo barbuto rifila ancora una volta lezioni di regia al 99% degli autori contemporanei. Attualmente solo Guillermo Del Toro e Tim Burton sanno raggiungere tali livelli di estatica fascinazione.

Volendo riassumere, voto alla regia 9, voto alla sceneggiatura 5,5, voto al film… A vostro piacimento. Io preferisco depositare in un angolino la narrazione, il sequel, il prequel, il remake e il controremake, il pacco e il contropacco, e semplicemente assaporare la strepitosa orgia visiva che ancora una volta Rob Zombie ha saputo regalarci.

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