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"Terrible Truth" - recensione

Dopo "L'occhio", tornano i fratelli Angelo e Giuseppe Capasso, con un noir imperfetto ma interessante.

terrible truth posterQualche anno fa, avevamo conosciuto al PesarHorror Fest i fratelli Angelo e Giuseppe Capasso, autori di cinema horror indipendente, che presentavano il loro primo cortometraggio, L’Occhio, libera rielaborazione del racconto “Il cuore rivelatore” di Edgar Allan Poe: un lavoro interessante e convincente, che era stato selezionato e apprezzato in molte manifestazioni di settore.

Fa piacere quindi ritrovarli nuovamente all’opera con la loro nuova creazione, ovvero Terrible Truth, corto di circa 20 minuti, girato in Mini DV in locations napoletane.

Questa volta, a differenza del lavoro precedente, i Capasso si allontanano dall’horror, per avvicinarsi invece al genere noir. Protagonisti della vicenda sono Eddie, Sara e Tony, che formano una gang specializzata in furti nelle case altrui. I primi due hanno anche una relazione tra loro. Una notte, con il viso nascosto dietro maschere (o collant) compiono una rapina che va a buon fine. Eddie però, a causa anche di traumi legati al suo passato, è ossessionato dalla gelosia, al punto di convincersi che la sua Sara lo tradisca con l’amico Tony…

Con la loro seconda opera, i fratelli Capasso confermano notevole professionalità e buona abilità registica. Sanno come muoversi, riescono a trovare angolazioni di ripresa ed effetti visivi molto interessanti, e a creare, grazie anche all’uso delle maschere, soluzioni scenografiche intriganti. Per Terrible Truth si avvalgono poi dell’efficace fotografia di Mirco Sgarzi, di musiche adeguate al contesto, e di un intelligente uso del flash back. Discreta anche l’interpretazione dei tre attori principali, Valerio Amoruso, Andrea De Bruyn e Valentina D’Andrea.

Certo, qualche difetto lo abbiamo riscontrato. A nostro parere, ad esempio, l’audio ritoccato in fase di post produzione toglie un po’ di genuinità al cortometraggio, rendendo il tutto leggermente artefatto. Nei dialoghi si avverte la presenza di qualche turpiloquio di troppo, e la sceneggiatura si avvia alla risoluzione finale in modo piuttosto netto, mancando di qualche ulteriore sfumatura che forse sarebbe stata necessaria per dare maggiore solidità all’insieme.

In ogni caso, resta la convinzione che Angelo e Giuseppe abbiamo ottime doti, magari ancora da affinare, ma senz’altro concrete. Li attendiamo con curiosità per i loro prossimi lavori.