L'isola degli zombies - Recensione

Il primo zombi-movie della storia, realizzato nel 1932, è un film pregevole e a tratti realmente inquietante.

white zombie poster

In occasione di un suo recente passaggio televisivo, avevamo già trattato brevemente qualche settimana fa de L’isola degli zombies (White Zombie), film horror diretto da Victor Halperin nel 1932 e interpretato da Bela Lugosi.

Un film a suo modo seminale, perchè è universalmente riconosciuto come il primo lavoro cinematografico nella storia a trattare l’argomento zombi, poi ripreso infinite volte, fino ai giorni nostri. Il morto vivente, però, come da tradizione folcloristica e antropologica, non è qui dipinto come un mostro assetato di sangue umano, bensì come un automa senz’anima e senza volontà propria, risvegliato suo malgrado dalla morte e costretto a lavorare nelle piantagioni haitiane da uno stregone dedito alla magia nera.

Avendo appena avuto modo di rivedere personalmente la pellicola, ho potuto apprezzare il valore anche qualitativo di un film che al di là dell’importanza storica, possiede anche doti non trascurabili. Soprattutto nella prima parte, White Zombie è ricco di momenti inquietanti, scanditi dal lugubre suono dei tamburi autoctoni e dagli insistiti primissimi piani degli occhi malefici di Lugosi. Anche dal punto di vista tecnico, si può notare l’abilità di Halperin, che utilizza con notevole costrutto sovraimpressioni e dissolvenze per dare un senso quasi onirico all’intera vicenda.

Certo, il ritmo cala durante il dipanarsi del film, la seconda parte è meno solida, e il finale appare fin troppo semplicistico, ma in ogni caso, grazie anche all’innato carisma di Lugosi, la pellicola si mantiene piacevole, e riesce a regalare più di un brivido (se ovviamente ci si cala nel contesto storico e temporale in cui è stata realizzata).

Cinema di un’altra epoca, ma unico e immortale.

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