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The Village: il gioiello di Shyamalan

In una bizzarra comunità isolata dal mondo, si dipana il film più bello e sorprendente di un regista sopravvalutato.

the village bryce howard

Da queste parti non si ama il cinema di M. Night Shyamalan, tutt’altro. Il sottoscritto crede infatti che il regista di origine indiana sia uno dei registi più sopravvalutati del pianeta, autore di opere discrete ma non così strepitose come dipinto da più parti (Unbreakable, Il Sesto Senso) e incappato negli ultimi anni in scempiaggini terrificanti e indifendibili (Lady in the Water, E venne il giorno).

Eppure, nel rifiuto generale, c’è un suo film capace di cavalcare la strada maestra e portarla avanti fino alla fine nel migliore dei modi… Un lavoro bello, sorprendente, ipnotico, interessante, originale, pieno di rimandi e spunti d’analisi: The Village.

In questa bizzarra pellicola, ambientata presso Covington, in Pennsylvania, dove una comunità vive in completo isolamento dal resto del mondo, circondata da un bosco abitato da misteriose e innominabili creature, Shyamalan riesce a costruire con abilità un microcosmo zeppo di significazioni intriganti e convincenti. Un film multiforme, stratificato, mellifluo, che scivola con parziale lentezza senza per questo mai tediare, e propone un’infinità di ramificazioni ideologiche e citazioniste, scavate nel solco di un mondo in miniatura del quale anche noi finiamo a sentirci parte integrante durante la visione.

In The Village trovano posto l’immaginario gotico, le fiabe dei fratelli Grimm, il thriller ai limiti del metafisico, l’horror puro, il ritratto spietato di un’America oscura e disdicevole, gli echi dell’universo lovecraftiano, il melodramma sentimentale di tendenza manichea, l’antropologia culturale, la forza dell’amore e l’urlo del dolore, e perfino il naturalismo panico e il fantasy suburbano.

Un calderone che il regista riesce miracolosamente a tenere ben saldo, in equilibrio perfetto, senza mai cadere nell’intellettualismo fine a se stesso, aiutato anche da una fotografia giustamente iper-realista e da un gruppo di attori solidissimi e attenti: la rivelazione Bryce Dallas Howard, il magnifico Adrien Brody (perfettamente a suo agio nei panni dello “scemo del villaggio”), il cupo Joaquim Phoenix, e gli iconici e inappuntabili William Hurt e Sigourney Weaver.

Una favola nera tra le più affascinanti viste sul grande schermo negli ultimi lustri, un film a suo modo unico, e un gioiello prezioso tra le nebbie fosche del cinema di Shyamalan.