Questo sito contribuisce alla audience di

Dagon, da Lovecraft al film

Recensione di uno dei migliori horror tratti da Lovecraft, diretto da Stuart Gordon. Imperfetto, ma genuino e sincero.

dagon posterRealizzato nel 2001, Dagon, diretto da Stuart Gordon e prodotto da Brian Yuzna, è uno dei pochi film che abbia saputo trasporre discretamente sul grande schermo la complessa opera di H.P. Lovecraft.

La pellicola è tratta da due racconti del grandissimo scrittore contenuti nei Miti di Chtulhu, ovvero l’omonimo Dagon, da cui però in realtà riprende solo alcune situazioni, e La maschera di Innsmouth, seguito in maniera leggermente più fedele (aggiungendo però i personaggi femminili, e trasferendo l’ambientazione dal New England alla Spagna).

La sceneggiatura di Dennis Paoli, basata su quattro amici in vacanza sul loro yacht, che finiscono loro malgrado nel misterioso paesino di Inboca, dove gli abitanti adorano una malsana divinità marina e compiono sacrifici umani, cerca di proporre le significazioni lovecraftiane, riuscendo solo parzialmente nell’intento, e perdendosi talvolta in dialoghi piuttosto poveri e sequenze eccessivamente ripetitive. Rivisto oggi, a qualche anno di distanza, il film soffre anche di qualche lentezza di ritmo, soprattutto nella prima parte.

dagon image film

Apprezzabile, comunque, è il lavoro compiuto dal punto di vista scenografico, nella costruzione della città-fantasma, e in alcuni effetti speciali gore ben riusciti (memorabile la scena dello scuoiamento della faccia dell’anziano del villaggio). Ottima, poi, è la parte finale, ammantata da un velo mistico e apocalittico che riesce a far emergere l’orrore e l’abominio coniugando inquietudine e surrealismo visivo.

dagon image film

Siamo quindi di fronte a un film imperfetto, ma anche genuino, che nonostante i propri limiti si lascia apprezzare per gli sforzi compiuti nel tentativo di dare vita e anima agli incubi dello scrittore di Providence. Il tutto, grazie alla passione della premiata ditta Gordon/Yuzna, una coppia lontana dalle mode imperanti, e da amare e applaudire incondizionatamente, sempre e comunque.