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Maniac, 30 anni dopo

Rivisitiamo un grande film horror di culto, malato e disturbante, efficace ancora oggi, 30 anni dopo la sua nascita.

maniacRealizzato nel 1980, Maniac, di William Lustig, conserva ancora oggi, a trent’anni di distanza, un vero alone di culto. Meritato. A una sua revisione, infatti, ci troviamo di fronte un film che mantiene intatte le sue doti, trasportandoci in un mondo oscuro, sporco, grezzo, malatissimo e disturbante.

Maniac è uno dei migliori slasher realizzati nell’horror moderno, e uno dei più fulgidi esempi in cui mettere in mostra un killer spietato e truce, ma al contempo attraversato da turbe interiori di notevole intensità.

Un uomo sommerso da un morboso attaccamento nei confronti della madre defunta, che cerca di espiare il suo triste passato di soprusi e solitudine uccidendo barbaramente prostitute e coppiette di fidanzatini, per catartizzare l’invidia nei loro confronti, e la rabbia verso il sesso femminile nel suo complesso. Un odio atavico e assoluto, accompagnato da un’assoluta disperazione interiore, che porta il killer a collezionare bambole, e ad addobbarle con gli scalpi delle sue vittime, per cercare invano di costruire una vicinanza fisica e sociale che nella vita normale gli è negata. Il tutto, giostrato nei miasmi di una New York buia e marcia, dipinta con scenografie underground spinte fino all’estremo.

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Un incubo soffocante, lacerante, putrido, impersonificato dal corpo ingombrante di Joe Spinell, autore di una prova maiuscola e indimenticabile. I suoi gemiti, rantoli, sospiri, il suo viso distorto dalla pazzia durante gli omicidi, e le successive lacrime derivate da un senso di colpa impossibile da arrestare, ci penetrano nell’anima, e fanno male, malissimo. Raramente nella storia del cinema horror si è visto un attore capace di impersonificare con tale intensità un ruolo così complesso.

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Solida e senza fronzoli la regia di Lustig (qui al top della sua carriera), ottimi gli effetti speciali di Tom Savini (assolutamente strepitosa la sequenza al ralenti in cui Spinell salta sul cofano della macchina di una coppietta e con una fucilata fa esplodere la testa dello stesso Savini), qualche momento di stanca nella seconda parte, per poi però risalire in un finale sconcertante e a suo modo geniale… Che non sveliamo se qualcuno ancora non avesse visto il film e lo volesse recuperare.

Maniac, trent’anni dopo: un Mito vero e intoccabile.