Questo sito contribuisce alla audience di

Kynodontas (Dogtooth), la recensione

Andiamo ad analizzare uno dei film più radicali di questi ultimi anni, proveniente dalla Grecia.

dogtooth filmNuova puntata dedicata al cinema più estremo e radicale, che da queste parti seguiamo sempre con molta attenzione: oggi è il turno di Kynodontas (Dogtooth è il titolo per il mercato internazionale), debutto nel lungometraggio del greco Yorgos Lanthimos, premiato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes.

Un padre di famiglia tiene la moglie e i tre figli segregati all’interno di una villa con giardino, circondata da una palizzata che impedisce qualsiasi visuale e qualsiasi contatto con il mondo esterno. Lui è l’unico che può uscire, per andare a lavorare e acquistare i beni di prima necessità. I figli vivono la loro intera esistenza tra quelle mura, un microcosmo trasformato in un intero mondo. Per distrarli, e tenere viva la loro attenzione, il padre inventa giochi e competizioni quotidiane, parole nuove, svaghi bizzarri. I figli ubbidiscono e lo adorano (letteralmente) come i cani verso il proprio padrone. Sono trattati con riguardo, ma se sgarrano scattano le punizioni. Il padre li terrorizza inventando la presenza di spaventosi mostri all’esterno della tenuta, così da impedire ogni velleità di fuga. Una delle figlie, però, a un certo punto, tenta un atto disperato per evadere dalla prigione…

dogtooth film

Kynodontas vive di contrasti e antinomie. Il fulgido biancore delle pareti della casa, e l’eleganza con la quale è arredata, fanno da contraltare al buio della mente entro cui fluttuano nelle loro esistenze questi ragazzi, ormai quasi adulti ma in realtà regrediti a uno stato infantile. Una prostituta viene portata a casa per soddisfare i primari bisogni sessuali del maschio, ed è l’unica e saltuaria presenza esterna. Per il resto, non c’è alcun contatto con il mondo che si agita oltre al confine della proprietà. Niente scuola, niente amici, niente informazioni, niente.
La televisione è accesa solo per guardare video amatoriali girati in famiglia, e solo la madre può usare il telefono. I ragazzi passano le loro interminabili giornate giocando tra loro, facendo gare di bravura per ottenere piccoli e insignificanti premi, e imparando parole nuove di un linguaggio coniato ad hoc dal padre, che servono e riveriscono in ogni modo per attrarne la benevolenza. Non esiste null’altro, e ogni casuale influenza esterna è motivo di completo sconvolgimento emotivo.

Il film di Lanthimos è una metafora dei totalitarismi presenti in diverse parti del mondo, ed è forse anche una riflessione sulla follia che si annida nei meandri oscuri di tante unità domestiche. Il tutto è narrato con soluzioni stilistiche che riportano a diverse influenze, dal minimalismo dialettico di Kaurismaki fino al bellissimo Happiness di Solondz, passando per Haneke, Pasolini e in minima parte anche Von Trier.

La violenza è quasi tutta psicologica, tranne in un paio di sequenze in cui esplode la rabbia del padre-padrone. Lo svolgimento è ipnotico, estremo nella sua malsana quotidianità, e lascia poche possibilità di respiro, immergendoci in un universo parallelo tanto poco credibile quanto concreto grazie alla perversione sotterranea della messinscena.
Si fluttua, straniati e confusi, in un teatro dell’assurdo di ineluttabile crudeltà, fino alla parte finale, in cui l’atmosfera cresce e si sviluppa in un prevedibile incesto, in un ballo delirante, in una terribile scena di autodistruzione corporale, e in un finale aperto che trasmette però sospetti tutt’altro che consolatori.

dogtooth film

Kynodontas non è propriamente un horror, bensì un ibrido inclassificabile. Non raggiunge le apocalittiche vette di distruzione familiare dell’insostenibile The Girl Next Door e dell’incredibile Visitor Q, e nemmeno lo squallore malsano di Mum & Dad.
In ogni caso Lanthimos dimostra di avere talento, e questo film non lascia indifferenti; è girato con intelligenza e qualità, lascia volutamente in disparte ogni superflua spiegazione, ed è capace di insinuarsi nella nostra coscienza, come un veleno che ci trascina verso i confini della catatonia, fino alla morte dello spirito.

Nella vaga speranza che prima o poi possa uscire anche da noi, ci si può comunque procurare il film con facilità, e sul web si trovano i sottititoli in italiano.

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • Dom.Marchettini

    15 Feb 2011 - 01:01 - #1
    0 punti
    Up Down

    Questo film è un capolavoro a tutto tondo già solo per i concetti che tira in ballo.
    Non si vedeva niente di così potente dai tempi di “Salò”, a mio modestissimo avviso.
    Ghettizzarlo nel cinema di genere definendolo un “horror” significa quantomeno averlo frainteso.