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Operazione Paura, manuale horror

Realizzato nel 1966, è uno dei migliori horror italiani di sempre. Semplice, pieno di idee, ed efficacissimo.

operazione pauraRiproposto in questi giorni su Sky, Operazione Paura è uno dei capolavori di Mario Bava, e si pone ancora oggi, a una sua ennesima revisione, come un magnifico manuale di horror gotico. Un gioiello che profuma di antico senza peraltro sembrare vecchio, e che andrebbe insegnato nelle scuole di cinema, e fatto imparare a memoria a tanti mediocri registi contemporanei.

Realizzato nel 1966, e basato sulla storia di una bambina fantasma che perseguita gli abitanti di un piccolo paese dominato dall’imperiosa e tetra Villa Graps, dove vive una donna dedita a culti misteriosi, è un film nel quale Bava può mettere in gioco tutta la sua abilità, costruendo un disegno tetro e inquietante.
Colori forti, e iper-realisti, zeppi di contrasti e chiaroscuri. Scenografia decadente, polverosa e d’irresistibile fascino. Fumo e nebbia tra i vicoli bui, e vento che soffia in ogni istante. Tecnica di regia sopraffina. Trama non trascendentale ma portata fino in fondo con sufficiente solidità. Sequenze in cui la suspence regna sovrana. Invenzioni disseminate qua e là con classe assoluta (indimenticabile, ad esempio l’idea della palla, che sarà ripresa da chiunque). Una bimba inquietante come poche altre ne abbiamo viste da lì in poi nel marasma di infanti assassini che da lustri infestano le sale.

Insomma, un fulgido esempio di horror genuino, semplice e tremendamente efficace grazie alla creatività e non ai soldi, e uno dei migliori lavori in assoluto di Bava, maestro imbattuto nel cinema di genere italiano, ahinoi oggi pressochè defunto.

Riguardatelo, ancora una volta, ne varrà sempre la pena… e ricordate che: “non si torna da Villa Graps“.